La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

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SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

23 giugno 2019

Gen 14,18-20, dal salmo 109, 1Cor 11,23-26, Lc 9,11b-17

Tutti mangiarono a sazietà.

Oggi il Vangelo ci mostra Gesù in mezzo ad una grande folla. C'erano infatti circa cinquemila uomini e a questi uomini occorre aggiungere anche le donne e i bambini, che in quel tempo erano più numerosi degli adulti e questo non può non farci pensare.

E adesso? Siamo una grande folla e c'è qualcuno che lo nota. Siamo sempre in meno, sempre più vecchi, sempre più tristi.

No! Siamo sempre in meno se ci isoliamo, se chiudiamo la porta, ma in realtà siamo in mezzo a una grandissima folla, alla folla di tutta l'umanità. Oggi, forse ancor più che in passato, abbiamo attorno a noi una folla affamata, una folla che sente il bisogno di una parola buona, una folla carica anche di tante malattie, di tanti bisogni come la folla che era attorno a Gesù. (continua a leggere)

 

Egli parlava loro del Regno di Dio, di questo sogno di Dio, di giustizia, di amore, di pace e verso di loro si chinava per guarire quanti avevano bisogno di cure.

 

 

Ecco, ogni volta che veniamo a Messa, vogliamo anche noi entrare in questa grande folla, non isolarci, non chiudere le porte, ma guardarci intorno e vedere il mondo.

Allora diventa molto interessante ascoltare quello che dicono gli apostoli, proprio loro i dodici, gli amici di Gesù, i suoi più stretti collaboratori: Il giorno cominciava declinare e i dodici gli si avvicinarono dicendo: ‘congeda la folla perché vadano nei villaggi, nelle campagne nei dintorni per alloggiare, trovare cibo. Qui siamo in una zona deserta’.

Gli apostoli sono persone sagge, sono preoccupati di questa grande folla e dicono: bisogna mandarli a casa, bisogna distribuirli nei paesi vicini, nelle nazioni vicine, perché ciascuno possa trovare un alloggio e qualcosa da mangiare.

Io non biasimo certo chi ragiona in questo modo, perché sono ragionamenti saggi, il segno di una vera preoccupazione, perché tutti abbiano da mangiare.

Ma è interessante che Gesù non la pensi così. Gesù disse loro: ‘voi stessi date loro da mangiare’, è a noi che Gesù dice date loro da mangiare, a questa grande folla. E noi rispondiamo come hanno risposto gli apostoli: ‘non abbiamo che cinque pani e due pesci’, non ne abbiamo abbastanza neanche per noi, come possiamo dare da mangiare a tutti, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente? Se avessimo dei soldi potremmo comprare, ci mancano i soldi, non possiamo comprare.

Certo sono ragionamenti veri ed è bello sentire che Gesù si mette a polemizzare, non sgrida, ma dà un ordine: disse ai suoi discepoli ‘fateli sedere a gruppi di 50 circa’. È bellissimo, Gesù dice ai suoi apostoli ‘fateli sedere’, si devono accomodare a sedere, perché saranno gli apostoli a servirli.

È il segno della dignità di queste persone. Non sono poveracci che si accalcano come tante volte vediamo nelle scene che ci presenta la televisione quando arrivano aiuti internazionali gettati giù dagli aerei, dai camion e la folla si accalca.

No! Gesù dice ‘fateli sedere’, fateli accomodare, non sono poveracci, sono nostri fratelli, amici invitati a mangiare con noi. Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.

Dovrebbe essere questo l'atteggiamento con cui noi ci rivolgiamo a chiunque ha fame, a chiunque ha bisogno di una parola buona, a chiunque è malato, facciamoli sedere.

E presi cinque pani e due pesci alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

Noi chiamiamo questo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma non è vero, il Vangelo non parla mai di moltiplicazione, semmai dice il contrario della divisione, perché Gesù non moltiplica i pani, ma li spezza, li divide. Questo è il vero grande miracolo, perché la possibilità di dare da mangiare a tutti non viene dal moltiplicare, dall’aumentare, ma viene dal condividere.

La terra ha risorse per tutti, dobbiamo imparare a condividere tra di noi.

Questo è il vero grande miracolo ed è per questo che Gesù ci invita all'Eucarestia. Ogni domenica ci chiama per fare ancora questo gesto di spezzare il pane: non è solo un gesto simbolico, è il punto di partenza, perché come spezziamo il pane dell'Eucarestia dobbiamo spezzare il pane, il cibo della terra.

Il miracolo ancora si compie là dove in particolare noi discepoli di Gesù viviamo realmente quello che celebriamo, perché non ci sia la separazione fra il sacramento e la vita di ogni giorno, il pane spezzato sull'altare e il pane condiviso sulla tavola di ogni giorno.

Davvero è questo dono straordinario che, vissuto, cambia la storia del mondo e Gesù può fare questo, perché lui non ha separato l'Eucarestia dalla vita, anzi ha fatto di quel pane il segno del suo corpo, ha donato il suo corpo e il suo sangue sulla croce per la salvezza del mondo e continua a donarcelo oggi nell'Eucarestia ancora per la salvezza del mondo.

Questo è il significato del segno: donare noi stessi, il nostro corpo, è questo il punto di partenza.

Sono contento che siano presenti in mezzo a noi i fidanzati, le coppie che si sono preparate al matrimonio. Abbiamo concluso ieri l'altro il corso di preparazione al matrimonio: che cos'è il matrimonio se non la stessa cosa? È l'amore che spinge a donare se stessi, donando il proprio corpo. È da lì che nasce la vita, è da lì che nasce la fraternità, la famiglia.

È questo il punto di partenza, perché l'umanità intera possa sperimentare la grande gioia di condividere e di realizzare già qui sulla terra il Regno di Dio, regno di giustizia, di amore, di pace, di fraternità.

In fondo Eucaristia e il matrimonio sono segno dello stesso amore, di quell'amore così grande che arriva a donare se stessi e il proprio corpo perché cresca la vita e la gioia.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Luglio 2019 16:13  

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