La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

7 luglio 2019

Is 66,10-14c, dal Salmo 5, Gal 6,14-18, Lc 10,1-12.17-20

La vostra pace scenderà su di lui.

 

"In quel tempo il Signore designò altri settantadue”.

Basta questa prima riga del Vangelo che oggi abbiamo ascoltato per capire anche il perché di tutti questi fiori. Non so se avete fatto il calcolo: sono 72 coppie ? grandi e piccoli o piccole?, bianchi e rossi, perché è questo che il Vangelo oggi sottolinea. (continua a leggere)

 

"Il Signore designò altri settantadue". Perché altri? Perché prima aveva già designato i 12, gli apostoli, il cui nome significa esattamente "inviati " e noi identifichiamo gli apostoli con il papa e i vescovi, che sono i successori degli apostoli.

 

Ma oltre ai dodici apostoli Gesù designa anche questi altri 72 ed è interessante che non dice altri settantadue discepoli, dice semplicemente altri 72.

Mi sembra bello cogliere da questo che tutti sono chiamati a far parte dei 72, anche se non hanno ruoli particolari, anche se non sono personaggi famosi, perché è il Signore che decide e Gesù non chiede ‘te la senti, ti senti adatto?’ È Lui che designa e manda.

Allora capiamo chi sono questi altri 72: siamo noi, ogni battezzato è scelto dal Signore, perché è sempre Lui che prende l'iniziativa.

Se ci pensiamo, non abbiamo scelto noi di nascere qui o in altro luogo. Anche per il battesimo in genere non abbiamo scelto noi: significa che non siamo stati liberi? No, significa che è Dio che ci ha scelti ed è la cosa più bella sapere che la nostra vita, la nostra esistenza, il senso della nostra vita non dipendono da noi, ma è il Signore che ci ha amato prima ancora che noi nascessimo. È Lui che prende l’iniziativa, ci chiama e ci manda.

Allora questa pagina del Vangelo ci riguarda da vicino, riguarda non solo i preti, i vescovi, il papa, i personaggi famosi, riguarda ogni battezzato che Gesù ha scelto, amato e inviato.

"Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due". Sempre il Signore non ci manda da soli, ma ci manda a due a due e fin dall'antichità i commentatori del Vangelo hanno capito che Gesù fa così, manda non isolati ma in coppia, perché il primo annuncio è quello che si fa non con le parole, ma con la testimonianza della vita.

Come dirà esplicitamente più avanti Gesù nel Vangelo: "Da come vi amate capiranno che siete miei discepoli”. Il mondo capirà che siamo discepoli di Gesù se ci amiamo tra di noi, se godiamo della fraternità, della comunione, della condivisione. Questa è la Chiesa, questa è e deve essere la comunità cristiana, non perché non servono le parole, sono importantissime,

dobbiamo saper parlare, dobbiamo saper rendere ragione della speranza che è in noi.

Ma le parole devono essere sempre accompagnate dalla testimonianza della vita, altrimenti rischiano ipocrisia, altrimenti le parole diventano vuote o peggio contraddittorie.

Allora ringraziamo il Signore che ci manda e ci manda sempre insieme, a due a due, e questi due acquistano e hanno valore, quei due sono gli sposi . Davvero il matrimonio, il sacramento del matrimonio fa di quei due, dell'uomo e della donna, il segno reale dell'amore di Cristo per la sua Chiesa.

Dunque gli sposi sono i primi che si devono riconoscere in questa pagina del Vangelo, loro che sono i primi evangelizzatori dei loro figli sono base della Chiesa, ma anche della società, e quando è unita e salda la famiglia che cresce, è unita anche una comunità e una società, capace di guardare al futuro con speranza.

"Inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi" e, come abbiamo ascoltato domenica scorsa dal Vangelo, Gesù si sta recando a Gerusalemme e manda davanti a sé i 72. In questo modo capiamo che i 72 devono preparare la strada a Gesù, perché la gente possa riconoscere e accogliere Gesù come Salvatore.

Questo è il compito della Chiesa, questo è anche il compito dei genitori: non attirare l'attenzione su di sé, ma dire ‘dopo di me viene il Signore, è Lui che dobbiamo riconoscere e accogliere’.

"E diceva loro: la messe è abbondante, ma gli operai sono pochi." È davvero molto bello che Gesù dica che "la messe è abbondante", cioè Gesù non dice che il lavoro è tanto, il campo è molto vasto, c'è tanto da lavorare. No, dice che la messe è abbondante, perché Gesù non ci chiama perché ha bisogno di noi, non gli serve il nostro lavoro, è Lui che ha già lavorato, è Lui che ha già salvato il mondo. Ci chiama per condividere il raccolto, perché la messe è abbondante, per fare festa insieme.

Questo è il motivo per cui ci chiama per condividere la gioia del raccolto, l'abbondanza della messe. Questo significa essere cristiani. Non siamo certo strumentalizzati da Dio, siamo collaboratori della sua gioia, perché il mondo intero possa fare festa insieme, la grande festa della salvezza.

Tutte queste cose diventano vere nella famiglia, diventano vere nella Messa. Oggi il Signore ci chiama, manda a due a due rinnovando la fraternità tra di noi, la comunione fra di noi, perché possiamo uscire e guardare alla gente in questo modo. È messe abbondante che il Signore ha già predisposto, perché possiamo fare festa insieme.

Questo sia davvero il senso della domenica: è il giorno della festa, proprio perché è il giorno del Signore, il giorno della comunione ed è questo che il Vangelo ci chiede, non di pensare se siamo adatti o inadatti, ma di partire. È il Signore che ci ha scelti, è Lui che ci dà la forza per portare - come dice a questi 72 - la sua pace, per dire a tutti " il suo Regno è vicino”.

(dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Luglio 2019 16:50  

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