La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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XXXIII DOMENICA T.O.

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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

17 novembre 2017

Ml 3,19-20°, dal Sal 97, 2 Ts 3,7-2, Lc 21,5-19

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

Oggi per la liturgia è l'ultima domenica dell'anno liturgico, che finirà domenica prossima con la celebrazione della "Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo" e noi qui in parrocchia celebreremo anche la festa della "Beatissima Virgen del Quinche". (continua a leggere)

Sapete chi è la Virgen del Quinche? È quell’immagine della Madonna che trovate già posta sulla portantina e il Quinche è un santuario dell'Ecuador. Nella nostra parrocchia vengono a pregare tanti nostri fratelli cattolici di origine ecuadoregna. In questi giorni si stanno preparando alla festa della Beatissima Virgen del Quinche con la novena, tutte le sere alle 8, e domenica prossima durante questa Messa parrocchiale delle 10,45 faremo festa insieme a loro e ci uniremo a loro dopo la Messa quando porteranno l’immagine della Beatissima Virgen del Quinche in processione per le strade del centro di Bologna.

Essendo ormai vicina la fine dell'anno liturgico, la Parola del Signore ci invita a pensare alla fine del tempo, alla fine del mondo e quando uno pensa alla fine un po' si spaventa.

Quando pensiamo alla fine della nostra vita, alla fine del mondo ci viene un po' di paura per tutte le sofferenze che precedono la fine e anche il Vangelo di oggi ci parla di sofferenze e di grande disastri che precederanno la fine.

Vorrei subito sottolineare una cosa. Il Vangelo non ci nasconde la sofferenza, perché il Signore non vuole illuderci dicendo di stare tranquilli, che tutto andrà bene, ci sarà sempre pace, prosperità e abbondanza. No, il Vangelo ci dice la verità e ci dice che nella storia e nella vita ci sono anche la sofferenza, anche l'ingiustizia.

Perché? Perché è l'esperienza che abbiamo, non sempre va tutto secondo i nostri desideri, ma soprattutto è Gesù che ce lo insegna, perché anche Lui, che non aveva fatto niente di male, anzi aveva fatto solo del bene, ha sperimentato la sofferenza, l'ingiustizia, la condanna senza motivo, ma dopo la sofferenza, dopo la croce di Gesù c'è la Risurrezione.

È questo l'annuncio che il Vangelo ci dà e per questo ci dice oggi: "non abbiate paura, siate forti", perché sì ci sono le sofferenze, c'è l'ingiustizia nel mondo, ma Gesù ha vinto e l'ultima domenica dell'anno noi festeggiamo il trionfo di Gesù, Gesù Cristo Re dell'universo.

Per questo la Parola con cui si conclude questa pagina del Vangelo e che vorrei raccogliere per tutti è quella con cui Gesù dice "con la vostra perseveranza salverete la vostra vita ". Gesù ci invita alla perseveranza.

Non so se capite cosa significa perseveranza, ma anche se non capiamo la parola oggi abbiamo la possibilità di capirne la sostanza, perché oggi ci sono 6 ragazzi, meglio un ragazzo e 5 ragazze, che ce lo spiegano.

Perché oggi tra poco ci sarà l'investitura dei nuovi ministranti.

Chi sono i ministranti? Abbiamo proprio voluto usare questo nome, che è il nome esatto, anche se spesso si dice chierichetti o chierichette. Chierico è colui che è prete o diacono,ma i chierichetti non sono preti o diaconi o Vescovi, sono battezzati che si mettono a disposizione per servire il Signore, la comunità servendo all'altare. Non è la prima volta che lo fanno, anzi penso che tutti li conosciate, perché anche nelle domeniche passate molte volte sono saliti qui all'altare per servire la Messa, ma oggi vogliono offrire la loro disponibilità per dire: “Promettiamo di essere perseveranti", di farlo non solo una volta ogni tanto, ma di farlo tutte le domeniche, anche quando facciamo un po' fatica ad alzarci, perché avremmo voglia di continuare a dormire.

"Nella perseveranza salverete la vostra vita" dice il Signore.

Allora vi invito a guardare a questi ragazzi che oggi riceveranno la nuova alba bianca. Alba, che significa bianco: è il vestito bianco, che abbiamo ricevuto nel giorno del battesimo, che ci ricorda la grazia, lo splendore che ci è stato donato, ci ricorda che quando ci avviciniamo al Signore dobbiamo splendere, la nostra vita deve essere splendente, luminosa, non nel colore del vestito ma nella grazia, nella santità della vita.

Mi piace dire che prima di richiedere l'alba si inginocchieranno per terra, come gli antichi cavalieri che prima dell'investitura passavano addirittura la notte in preghiera, perché è un dono grande che ricevono.

Io invocherò su di loro la benedizione del Signore, anche aspergendoli con l'acqua benedetta nel ricordo del battesimo, quell'acqua che ci ha purificato, che ha fatto di noi i figli di Dio.

L'alba è l'abito che è segno della dignità dei figli, è l’abito nuziale per partecipare al grande banchetto delle nozze dell'Agnello.

E mi piace ricordare ancora che questa alba non è un vestito personale, uno non dirà "quell'alba è mia". No, come i vestiti del sacerdote, sono della Chiesa, della comunità, quello che conta non sono io, ma in quel momento divento ministro del Signore, servo del Signore.

È come se io prestassi la mia voce a Gesù, perché possa annunciare il Vangelo, come se prestassi le mie mani, perché Gesù possa benedire e aiutare chi ha bisogno, come se io prestassi i miei piedi per avvicinarmi a chi è solo.

Per questo il vestito non è mio, ma è della Chiesa e quando lo indossiamo, quando voi ragazzi lo indosserete, sappiate che rappresentate Gesù. È Lui che è venuto non per essere servito, ma per servire.

Questo è il significato esatto di questo termine: più che chierico, ministrante significa proprio colui che si fa piccolo per servire. Viene da minus, minore, meno, ma chi serve in realtà è il più grande di tutti, perché ci fa assomigliare a Gesù. Lui, che è il Signore dell’universo, si è fatto piccolo per mettersi al nostro servizio.

È un dono grande che queste ragazze e questo ragazzo fanno a tutta la comunità e io li ringrazio molto, ringrazio molto i loro genitori, le loro famiglie, perché sono esempio di perseveranza.

E sono contento che questo bel momento sia rallegrato dal coro dei bambini per farne un momento di gioia, di festa, di speranza.

Insieme ringraziamo il Signore, perché con la fiducia che ci viene dalla Sua Parola diventiamo capaci di essere perseveranti, di non lasciarci spaventare da quello che succede nella storia, certi che Lui è il Signore dell'universo, il Salvatore di tutti.

(dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Novembre 2019 18:42  

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