La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home La Parrocchia Parola attraverso le omelie NATALE DEL SIGNORE (Messa della notte) – Solennità

NATALE DEL SIGNORE (Messa della notte) – Solennità

E-mail Stampa PDF

NATALE DEL SIGNORE (Messa della notte) – Solennità

25 dicembre 2019

Is 9,1-6, dal Sal 95/96,Tt 2,11-14, Lc 2,1-14

Oggi è nato per voi il Salvatore

 

Buon Natale a tutti.

E’ dolce scambiarci questo augurio che porta con sé un messaggio di gioia, di pace, di speranza.

E’ un augurio dolce, ma il Natale non è una festa sdolcinata, è una festa forte, qualche volta mi viene da dire addirittura rivoluzionaria, perché il Natale è la nascita del Salvatore, il figlio di Dio che si fa uomo per salvare l'uomo, per salvare il mondo. Dio prende questa iniziativa, perché sa che il mondo ha bisogno di essere salvato, il mondo non va bene, il mondo sta andando in rovina. Era così ai tempi di Gesù, è così anche oggi, ci sono molti motivi di preoccupazione.  (continua a leggere)

Per questo il Natale non è un semplice augurio, ma è l’annuncio di un avvenimento, che incide sulla storia, la storia dei nostri giorni, la storia di sempre.

Davvero, è solo a partire da questa consapevolezza, che il mondo ha bisogno di essere salvato, che capiamo perché oggi facciamo festa: è nato il Salvatore.

Quando pensiamo a un salvatore spesso pensiamo a un uomo forte, che venga a sistemare tutto, che venga a fare pulizia, che porti ordine. Allora, è davvero interessante contemplare il Salvatore che è venuto: non è venuto come uomo forte, è venuto come bambino povero, debole, emarginato, è Lui il Salvatore.

Capiamo quindi che celebrare il Natale significa cambiare il nostro modo di pensare: questa è la grazia. Salvatore è colui che non si sostituisce a noi, non prende decisioni al nostro posto, ma si fa piccolo, povero, si mette nelle nostre mani.

Pensate, Dio si mette nelle mani dell'uomo, ma è in questo modo che l’uomo viene valorizzato, che l’uomo diventa più che collaboratore di Dio. Dio si mette nelle mani dell'uomo, perché l'uomo possa imparare a prendersi cura di Dio.

In questo modo inizia la salvezza, quando ci prendiamo cura del piccolo, del povero, dell'oppresso e prendendoci cura del piccolo ci prendiamo cura di Dio e questo ci dà la possibilità di fare veramente Natale, perché tutti siamo coinvolti, tutti abbiamo la possibilità di prenderci cura l'uno dell'altro.

Il Natale non è solo il ricordo di un avvenimento lontano, ma è l'attualità della salvezza del mondo.

Mi permetto di dirlo, sottolineando i due elementi che caratterizzano Il Natale di questo 2019 per la nostra parrocchia: il presepio e il trattore.

Forse avete già visto il presepio che abbiamo allestito quest'anno, se non l'avete visto alla fine della Messa vi invito ad andare a visitarlo e a scoprire che nel presepio certo ci sono Gesù, Maria, Giuseppe, anche alcuni pastori e alcune pecore, ma tutti i personaggi sono simbolici e contemporanei.

E’ Il presepio che abbiamo allestito quest'anno in ricordo di Monsignor Luciano Gherardi, perché quest'anno ricorrono i 100 anni dalla sua nascita e vent'anni dalla sua morte. Monsignor Gherardi è stato parroco qui 40 anni prima di me e il presepio vuole sottolineare i tanti ambiti in cui lui ha dato un contributo rilevantissimo alla nostra Chiesa, alla nostra città e in qualche modo anche a tutta la Chiesa italiana.

Ecco, don Luciano ci ricorda che noi siamo oggi coloro che, come i pastori di cui ci parla il Vangelo, siamo chiamati a metterci in cammino per scoprire che il Salvatore del mondo è quel bambino povero, debole, emarginato e oggi abbiamo la possibilità di accogliere il Salvatore.

L'altro elemento è il trattore. Voi sapete che un paio di mesi fa abbiamo avviato una raccolta di contributi da inviare a don Daniel Kamara, un sacerdote che ha vissuto qui con noi cinque anni e che all'inizio di quest'anno è tornato nella sua diocesi in Africa, in Sierra Leone, è diventato parroco di una parrocchia rurale e ci ha chiesto di potere aiutare i suoi parrocchiani a coltivare il riso e il mais, per poterlo produrre direttamente e non aver bisogno di dipendere dagli altri o di andare a cercare altrove quello che è necessario per la vita. Ci ha scritto don Daniel, dicendoci che il trattore è arrivato in Sierra Leone, è fermo alla dogana, ma contiamo che nei prossimi giorni venga sdoganato e possa essere il segno di questa fraternità che supera tutti i confini, che si prende cura dei fratelli e che offre una prospettiva di speranza, una prospettiva di progresso umano, che diventa anche un modo concreto per aiutare tanti che non avendo il necessario per vivere, subendo ingiustizie e persecuzioni, spesso sono costretti a lasciare la loro terra.

E’ questo dono natalizio che vuole caratterizzarsi come segno, un piccolo segno, ma di attenzione alla storia del mondo, perché nelle situazioni concretissime in cui siamo chiamati a vivere ci è data la possibilità reale di contribuire alla pace e alla giustizia.

Chiediamo allora al Signore di fare davvero Natale, di accogliere il Salvatore, di prenderci cura di Dio e dei fratelli, perché la pace e la salvezza si diffonda da un capo all'altro della terra e insieme possiamo camminare verso la pienezza della salvezza, all'incontro con Lui nella gloria.

 

(dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Dicembre 2019 12:05  

Calendario Eventi

May 2020
M T W T F S S
27 28 29 30 1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31

Ricerca

whosonline

 111 visitatori online

Galleria di Immagini

_mg_6751.jpg