La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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V Domenica del Tempo Ordinario

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V Domenica del Tempo Ordinario

9 febbraio 2020

Is 58,7-10, dal Sal 111, 1Cor 2,1-5, MT 5,13-16

Voi siete la luce del mondo


" Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo", è così che ha detto Gesù.

Lo abbiamo appena ascoltato dal Vangelo. A chi sta parlando Gesù quando dice‘voi siete il sale della terra, la luce del mondo’? Non posso chiederlo ai bambini del catechismo, perché domenica scorsa abbiamo saltato il Vangelo che ci faceva conoscere a chi sta parlando Gesù, perché domenica scorsa era il 2 febbraio e abbiamo fatto la festa della Presentazione del Signore, da cui prende origine l'Ottavario della Beata Vergine del Suffragio che oggi si conclude. (continua a leggere)

Se andiamo a leggere nel Vangelo cosa c'è subito prima, troviamo che Gesù proclama le beatitudini: ‘beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli, beati i miti, perché possederanno la terra…’

 

Allora sale della terra e luce del mondo sono quei discepoli che hanno accolto le beatitudini, che hanno sperimentato la beatitudine del Vangelo, la gioia del Vangelo che è una gioia diversa da quella che noi spesso desideriamo, perché non è un divertimento superficiale, ma è la gioia pasquale, è la gioia di Gesù. La gioia pasquale è la gioia di chi ha sperimentato la sofferenza, la solitudine, addirittura la morte, ma ha vinto ed è risorto.

Questa è la gioia del Vangelo, la gioia di chi sa che la sofferenza, se vissuta con Gesù,è strada di resurrezione e premessa di resurrezione.

E allora, a chi dice Gesù: "Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo"? Lo dice agli sposi, vorrei dire lo dice in particolare ai genitori, perché sono gli sposi che hanno sperimentato questa gioia, una gioia che non è senza fatica, senza sofferenze, anzi più il dono è totale più la gioia è grande.

È la gioia delle mamme che hanno sperimentato le doglie del parto, una sofferenza grande sì, ma che è premessa di una gioia ancora più grande.

Quindi sono contento che oggi siano presenti gli sposi, tutti gli sposi, ma in particolare quelli che quest'anno festeggiano anniversari significativi del matrimonio e come anniversario significativo abbiamo pensato al primo anno di matrimonio, gli sposi ancora giovanissimi, ma anche gli sposi che fanno le nozze d’argento, 25 anni, 50 anni di matrimonio.

Sono loro che possono davvero testimoniare questa gioia grande, non senza fatica, anzi addirittura qualche volta si sperimenta che proprio i momenti di fatica sono stati i momenti in cui nell'unione si è sperimentata la gioia più grande.

Per questo fra poco, subito dopo l’omelia, chiamerò gli sposi, tutti gli sposi, a venire qui al centro della chiesa per rinnovare le promesse nuziali, ricordando la grazia del sacramento del matrimonio che ha fatto del loro amore, dell'amore degli sposi il segno dell'amore di Cristo per la sua Chiesa, di questo amore capace di donare tutto, di donare il proprio corpo per l’altro, sperimentando in questo dono, il dono totale di sé, la forza dell'amore che genera gioia e vita.

Mi ha fatto pensare una delle ministranti che ho cercato di istruire - perché daranno a tutti un foglietto dove sono riportate le promesse nuziali da rinnovare - che mi ha chiesto: “La devo dare solo agli sposi che sono qui tutti e due o la posso dare anche al mio papà, che è qui da solo, perché la mamma è rimasta a casa con l'altra sorellina che è ammalata?"Certo anche al papà che è qui da solo, perché se anche la mamma è rimasta a casa con la sorellina malata non sono meno uniti degli altri.

Ma vorrei aggiungere, anche chi ha sperimentato la sofferenza della separazione o del lutto, anche questi sono invitati a rinnovare le promesse nuziali, perché il matrimonio ha una grazia così grande che è più forte anche della morte, è un amore che dura per sempre.

Anche per chi sperimenta la sofferenza, la solitudine, non per questo viene meno la grazia del sacramento del matrimonio, perché se uno rimane fedele, pure in questa grande sofferenza, dà una testimonianza ancora più grande dell'amore con cui Cristo ha amato la sua Chiesa, perché l'ha amata anche nel momento in cui è stato tradito, è rimasto solo ed ha donato tutta la sua vita, offrendo il suo corpo per noi sulla croce.

È questa davvero la forza, la grazia del sacramento del matrimonio che è capace di trasformare la nostra sofferenza nel segno grande dell'amore e, sperimentando l’amore, si sperimenta anche la gioia, una gioia certo non superficiale, non un divertimento passeggero, ma la gioia stessa di Gesù, che è la gioia dell'amore pieno, dell'amore grande che dura non solo per tutta la vita, ma per tutta l'eternità.

Veramente voi sposi siete il sale della terra, siete la luce del mondo, voi date sapore e date la possibilità di vedere la bellezza, di trovare la strada per seguire Gesù e potere insieme ritrovarci con Lui in una gioia e in una comunione che non ha fine,che non ha confine.

(dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Febbraio 2020 11:53  

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