La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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Ascensione del Signore 2020

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ASCENSIONE DEL SIGNORE

24 maggio 2020

At 1,1-11, dal Salmo 46, Ef 1,17-23, Mt 28,16-20

A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.

Bentornati.

È davvero questa la parola che risuona più volte con maggior gioia in questo giorno in cui, dopo più di due mesi, abbiamo la grazia e la gioia di ritrovarci la domenica nel giorno del Signore a celebrare l'Eucaristia. (continua a leggere)

Ma adesso sento proprio il bisogno di avere i ragazzi del catechismo e mi piacerebbe averli davanti, anche se so che sono qui dietro.

 

Chi è che più contento oggi di dire bentornato? Sono bravissimi, anche se con la mascherina, ci dicono che sono loro, i ragazzi del catechismo,ad essere contenti: guardate quanta gioia esprimono queste lettere colorate!

Sono molto contento anch’io, ma certo il più contento di tutti è Dio Padre, è Lui che oggi dice bentornato e a chi lo dice? Al suo figlio Gesù, perché oggi è la festa dell'Ascensione. Gesù ritorna in cielo da dove era disceso e oggi il Padre lo accoglie in festa dicendogli proprio: bentornato.

Ed è molto bello che oggi anche noi ci sentiamo dire bentornati, perché venire a Messa è in qualche modo fare una esperienza di paradiso, anche per noi è sentirci accogliere da Dio Padre, perché se siamo qui capiamo che siamo suoi figli. Ogni volta che veniamo in chiesa, che preghiamo e diciamo Padre nostro, sappiamo che noi grazie a Gesù siamo figli e figli amati e questa è la casa di Dio, è la nostra casa, la casa della Chiesa, della comunità: è davvero la casa dei figli di Dio.

Chi c'è ad accoglierci? I nostri amici, ci sono i santi, perché il battesimo ci ha resi santi, perché ci ha donato la vita di Dio, la carità dei figli, dei santi. Ad accoglierci ci sono quelli che ci hanno preceduto, le generazioni passate e davvero è tanto bello che a Messa ci siano bambini, adulti anche anziani, l'incontro delle generazioni che ci dice che la vita che abbiamo non dura quel breve istante in cui rimaniamo sulla terra, ma abbiamo una vita eterna e siamo tutti in cammino verso la casa di Dio dove rimarremo per sempre, dove incontreremo finalmente chi ci ha preceduto. È anche un momento in cui ci sentiamo vicini ai nostri morti, a coloro che già sono nella casa del cielo. La Messa è l'esperienza più forte di fraternità fra di noi, è l'esperienza più forte di comunione, di solidarietà, perché quel pane che portiamo all'altare viene spezzato e condiviso, quel pane che è il corpo del Signore ci rende un solo corpo con Gesù, ma anche il segno delle risorse della terra che condividiamo per fare festa insieme.

Non solo è importante venire a Messa, ma è una necessità: ne abbiamo bisogno per fare questa esperienza di paradiso. Se riusciamo a capire la verità profonda della Messa, la grazia che ci è donata, capiremo che oltre la Messa c'è proprio solo la gioia del paradiso e venire a Messa ci insegna la strada per andare in paradiso.

È bello anche pensare a Gesù che ritorna in Paradiso. Ritorna esattamente come quando era disceso: noi siamo esattamente come eravamo due o tre mesi fa? No, perché Gesù il figlio di Dio scendendo dal cielo è diventato uomo e ha preso un corpo come noi e tornando in cielo porta in sé il nostro corpo umano.

Da quando Gesù è salito in cielo anche la nostra umanità è già salita in cielo, il corpo che Gesù aveva assunto per diventare uomo come noi, quel corpo che aveva offerto per noi sulla croce e che portava ancora i segni della sua passione, le ferite alle mani e ai piedi, la ferita della lancia nel costato: non è tornato tutto come prima, ha ancora i segni della sua sofferenza.

Vorrei dire che per fortuna è così, perché non è stata una passeggiata per Gesù venire sulla terra e Gesù rimane per sempre segnato, ma quelle piaghe non sono più il segno della sofferenza, sono il segno del suo amore per noi.

Per sempre guardando al Signore vedremo che Lui si è coinvolto fino in fondo nella nostra storia umana, che è storia anche di sofferenza.

Vorrei proprio che anche noi non dimenticassimo queste settimane di quarantena per far tesoro anche della sofferenza, senza dimenticare chi ha sofferto e ancora soffre, ma per riscoprire ciò che è davvero essenziale e ciò che è superfluo, perché possiamo rimanere segnati, certo segnati positivamente anche da questa esperienza di fatica, perché possiamo in qualche modo diventare migliori, più attenti ai bisogni e alle sofferenze di chi ci sta accanto.E questo sarà motivo di festa ancora più grande in questa grande festa della Ascensione.

Vorrei ringraziarvi tutti per la vostra presenza, ma soprattutto Dio Padre che ha accolto Gesù e ci accoglie come i suoi figli e gli chiediamo di poter capire la Messa e sperimentare la grazia e la gioia che viene dal viverla con consapevolezza.

Vi aspetto ancora tutti, aspetto ancora i ragazzi. Sapete che ho fatto una promessa ai ragazzi e l'ho trasmesso nel video di Pasqua quando c'era sull'altare il grande uovo di Pasqua: ho promesso che non l'avrei mangiato fino a quando non sarebbero tornati anche loro. Lo mangeremo domenica prossima, con tutte le attenzioni necessarie, ma sarà questo segno che ci permette di scoprire come condividendo tra di noi nella comunione con il Signore Gesù riscopriamo il nostro essere figli, il nostro essere fratelli.

Rinnoviamo l'impegno di estendere la fraternità e la salvezza di Gesù a tutti gli uomini del mondo.

(dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Maggio 2020 15:17  

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