La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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XXII Domenica T.O

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Domenica della XXII settimana del Tempo Ordinario

30 agosto 2020

Ger 20,7-9, dal Sal 62, Rm 12,21-27, Mt 16,21-27

Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso.

Oggi è l'ultima domenica di agosto e tradizionalmente questo giorno segna la fine delle ferie, delle vacanze per la ripresa delle attività ordinarie, per la ripartenza

Questo vale in qualche modo per tutti, anche per la nostra parrocchia. Alla fine darò l'avviso che è uscito il nuovo numero del bollettino parrocchiale, che parla delle iniziative dei prossimi due mesi.

È allora interessante vedere che anche per Gesù oggi inizia una nuova fase della sua vita, un nuovo cammino. Abbiamo ascoltato dal Vangelo: "In quel tempo Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme." Fino a quel momento Gesù era rimasto lontano da Gerusalemme in mezzo alle folle, aveva predicato, aveva compiuto miracoli. Da quel momento Gesù capisce che deve andare a Gerusalemme, perché è tempo di iniziare un nuovo cammino, un momento decisivo, non solo, Gesù è consapevole di come sarà questa nuova fase: "Doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi e venire ucciso e risorgere il terzo giorno”. (continua a leggere)

Ascoltando queste parole viene da pensare anche a me, anche a noi come sarà il nuovo cammino, il nuovo anno e Gesù ci dice che sarà un anno faticoso, dovremo soffrire.

 

 

Allora è interessante che a questo punto Pietro prende in disparte Gesù e addirittura lo rimprovera, dicendo: " Dio non voglia, Signore, questo non ti accadrà mai." C'è qualcuno oggi che dice: no, non è vero, tutto tornerà come prima, anzi in qualche modo meglio di prima, perché la pandemia è un'invenzione, non dobbiamo preoccuparci."

Sono davvero convinto che queste parole ci rispecchino e ci riguardino da vicino.

"E Gesù voltandosi disse a Pietro: va dietro di me, Satana, tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini." Anche noi corriamo il pericolo di pensare non secondo Dio, ma secondo gli uomini, cioè secondo la mentalità comune, secondo il nostro modo di vedere la vita.

Per fortuna Gesù dice a noi suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua." Non c'è altra possibilità di seguire Gesù, di essere discepoli di Gesù se non prendendo anche noi la croce come ha fatto Gesù.

Cos'è questa croce? Possiamo spiegarlo in tanti modi, a me oggi, in questo tempo, viene da dire che la croce è proprio il coronavirus, il Covid, ed è necessario caricarsene, non fuggire, non pensare che non ci riguardi. È necessario prendere sul serio questa incertezza che ne deriva, questa fatica,pensate al solo dover portare la mascherina anche in chiesa, io mi sento in qualche modo privilegiato, perché dobbiamo con responsabilità farcene carico, perché soltanto facendocene carico questo cammino faticoso che ci porta alla croce ci porterà anche alla risurrezione, alla vita nuova, ad una nuova condizione che ci auguriamo sia di maggiore solidarietà e per questo di maggior uguaglianza, di pace, ma soltanto se ci carichiamo della croce, se ci carichiamo della fatica.

Pensando a me e anche a noi come parrocchia ritengo che la strada sia proprio quella di caricarci anche della fatica degli altri, non solo della nostra. Penso prima di tutto alla fatica dei bambini, alla fatica delle famiglie. Oggi iniziavo la Messa dicendo che la domenica è un giorno di festa, un giorno di gioia, che non si può essere tristi, ma certo è una stretta al cuore quando si inizia la Messa della domenica e non ci sono bambini e in qualche modo ci sono poche famiglie.

Io sono convinto che ci sia ancora più bisogno di essere attenti ai bambini, alle famiglie, a chi in questa situazione subisce disagi di tutti i tipi, certo non solo economico.

Allora ritengo di poter dire che questa situazione, per grazia del Signore, diventa una grande opportunità di rinnovamento per ciascuno di noi e per la comunità cristiana, cioè non possiamo accontentarci di stare bene tra noi, è bello ritrovarci insieme a cantare, pregare, ma dobbiamo farci carico anche di chi non c'è, perché vorrei che tutti capissero che questa è la Chiesa, questa è la parrocchia, è quel luogo, quella casa in cui si è attenti ai bisogni, alle fatiche, ai disagi e ci si mette a disposizione.

Vorrei che questo fosse il nostro modo di ripartire quest'anno. Siamo pochi, non abbiamo tanto, ma tutto quello che abbiamo lo mettiamo a disposizione. Penso anche ai locali della parrocchia a disposizione dei bambini per il catechismo e anche per tutte le esigenze, magari anche di essere accompagnati nei compiti, nell'attesa degli ingressi scaglionati, perché assumendo con responsabilità quella che il Vangelo chiama la croce, caricandoci delle fatiche degli altri, possiamo scoprire fin da adesso la gioia della condivisione, la gioia della fraternità.

Possiamo fare addirittura di questo tempo una nuova opportunità di risurrezione, così come il Vangelo ce la presenta, una nuova esperienza di rinnovamento profondo spirituale nella fede, che diventa anche un rinnovamento nella carità e nella condivisione, dunque un nuovo modo di essere Chiesa.

Vogliamo allora accogliere questa parola del Vangelo, che è sempre lieto annuncio di salvezza, per iniziare con Gesù un nuovo cammino seguendo le sue orme, caricandoci della croce nella certezza della risurrezione, della vita nuova, della gioia piena.

(dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Settembre 2020 09:32  

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