La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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XXIII domenica T.O.

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XXIII domenica del Tempo Ordinario

6 settembre 2020

Ez 33,1-7-9, dak Sal 94, Rm 13,8-10, Mt 18,15-20

Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.

Oggi è la prima domenica di settembre ed è il tempo della ripartenza, della ripartenza della vita, della comunità cristiana. Domani ci sarà il primo incontro con i catechisti per avviare il nuovo anno catechistico. La presenza di Giacomo, che è un po' l'avamposto dei ragazzi del catechismo, ce lo ha segnalato e anche la presenza di due giovani ministranti ci riempie di gioia, ci dice che anche i ragazzi stanno ripartendo. Fra poco ripartirà anche la scuola e tutta la società è concentrata su questo momento così importante.

Capiamo allora che la parola di Gesù che abbiamo ascoltato nel Vangelo è proprio rivolta a noi in questo momento. È l'insegnamento su come vive la comunità cristiana, noi diciamo la parrocchia, e lo capiamo dalle prime parole del Vangelo: "In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli". Oggi Gesù parla ai discepoli, le domeniche scorse Gesù parlava alle folle, le grandi folle dell'umanità, oppure abbiamo ascoltato che rispondeva agli scribi, ai farisei che lo interrogavano e ai capi dei sacerdoti e dobbiamo fare attenzione, perché è importante sapere chi sono i destinatari della parola di Gesù. Oggi i destinatari sono i discepoli, coloro che riconoscono Gesù come maestro, che ascoltano la sua parola, perché è l'insegnamento da imparare e da vivere. (continua a leggere)

I discepoli di Gesù siamo noi, siamo i cristiani, soprattutto in questo momento in cui ascoltiamo la parola di Gesù riconoscendolo maestro, perché ci insegni come dobbiamo comportarci, come deve vivere la comunità dei discepoli.

Che cosa ci dice Gesù?"Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te". Sottolineo innanzitutto "tuo fratello". Gesù ci insegna che i discepoli, i suoi discepoli, sono fratelli tra di loro e sono fratelli davvero. Non è solo un modo di dire, questa parola si usa spesso, anche altri gruppi la usano: ci sono confraternite, ci sono associazioni, tra di loro si chiamano fratelli, ma è solo un modo di dire. Per i discepoli di Gesù essere fratelli è la conseguenza di aver riconosciuto che Dio è Padre. È questo l'insegnamento di Gesù, soprattutto l'insegnamento nella preghiera: "Quando pregate, dite Padre Nostro". Siamo fratelli, perché siamo figli dello stesso padre e questo diventa il primo programma, il primo insegnamento, la prima cosa da vivere nella comunità dei discepoli di Gesù, nella comunità cristiana.

Basterebbe questo per imparare tante cose, mettendolo a confronto con quello che tante volte è la nostra realtà. Siamo fratelli, ma neanche ci conosciamo per nome, siamo fratelli, ma non sappiamo che cosa fa l'altro, se ha una gioia nel cuore o ha una sofferenza da condividere.

Allora questo è il primo programma che vogliamo attuare, riprendendo la vita della comunità cristiana: imparare a vivere come fratelli, a rendere vere, significative le relazioni tra di noi, non rimanendo insensibili, ma diventando addirittura capaci di prendere l'iniziativa, perché siamo fratelli.

Vorrei chiedere a tutti di partire così, in questo momento, in cui l'umanità intera, ma anche la nostra città, la nostra società riprendono in questa situazione così inedita e ancora segnata dal virus, dal pericolo del contagio.

Penso in particolare ai bambini che stanno per riprendere la scuola, alle famiglie e vorrei che la nostra comunità cristiana, la nostra parrocchia sentisse questa fraternità che ci spinge a metterci a disposizione dei bambini, delle famiglie ancora segnate dalle conseguenze della pandemia, che hanno bisogno di ritrovare qualcuno che li accompagni in questo momento di ripartenza.

Vorrei chiederlo in particolare ai giovani, che si mettano a fianco dei bambini per accompagnarli, per riprendere insieme questo cammino.

Ne parleremo domani con i catechisti proprio per organizzare l'anno catechistico, ma è un'esigenza che riguarda tutta la comunità cristiana, tutta la parrocchia.

Gesù continua: "Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te."È strano, Gesù parlando dei fratelli poteva dire tante cose belle, come è bello avere dei fratelli, vivere da fratelli. La prima cosa che dice è: " Se tuo fratello commette una colpa". Può sorprenderci, ma è un insegnamento preziosissimo anche questo. La comunità cristiana, comunità di fratelli, non è una comunità di gente perfetta che non sbaglia mai, che fa tutto bene, anzi la prima cosa che Gesù dice "se tuo fratello commette una colpa" per farci capire che non solo siamo come tutti gli altri con i nostri difetti, con i nostri peccati, la vera differenza è che sappiamo che Dio è padre, è buono, è sempre pronto a perdonare, anzi ha mandato il suo figlio a perdonarci. La cosa che ci caratterizza è aver conosciuto la misericordia di Dio, la grazia del Signore.

Ed è per questo che non solo non ci scandalizziamo se anche nella comunità cristiana qualche volta qualcuno non si comporta bene, le cose non vanno bene, ma proprio questo ci fa sperimentare cosa significa essere fratelli. Qualche volta uno preferisce gli amici ai fratelli, perché con gli amici si condivide, si sta bene insieme, si passa molto tempo. Certo l'amicizia è una cosa bellissima, ma qualche volta gli amici si perdono, si allontanano. Un fratello non si perde mai, qualunque cosa succeda rimane fratello, perché non dipende da noi, da quello che facciamo, dipende dal fatto "che siamo figli dello stesso padre" e dunque tra di noi c'è un legame più forte di qualunque divisione, di qualunque separazione ed è davvero tanto bello pensare così alla comunità cristiana, la Chiesa del Signore. Siamo fratelli e qualche volta, addirittura spesso, non ci siamo comportati bene, durante la storia ci siamo allontanati gli uni dagli altri, abbiamo portato separazione, ma rimaniamo fratelli, perché la Chiesa del Signore è una sola. Anche se nella storia sono avvenute delle separazioni, più forte è la fraternità che ci unisce.

È questo che ci spinge non solo a non scandalizzarci, maa prendere l'iniziativa, perché anche il fratello che ha commesso una colpa, addirittura contro di me, ritorni nella piena comunione.

Questo è possibile attraverso l'ammonizione: "Se il tuo fratello commette una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo.”

È questo rapporto personale, diretto, davvero fraterno, che è sostenuto dalla consapevolezza che il male è male, il bene è bene, non si può far finta di niente, non si può dire va bene tutto, anzi questa è proprio una delle caratteristiche della Chiesa del Signore: ricordare che cos'è il bene e certamente anche che cos'è il male, perché possiamo vincere il male con il bene.

Lo ricordiamo soprattutto adesso, di domenica, quando annunciamo la risurrezione del Signore, che il bene è il più forte, addirittura più forte della morte ed è questa la sorgente della nostra speranza per la Chiesa e attraverso la Chiesa per l'umanità intera.

Il bene vince e nella fraternità, anche nella correzione reciproca, facciamo trionfare il bene e diffondiamo fra tutti una speranza che non delude.

(dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Settembre 2020 16:14  

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