La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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XV Domenica T.O.

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XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

11 Luglio 2021

Am 7,12-15, dal Sal 84, Ef 1,3-14, Mc 6,7-13

Prese a mandarli.

La stagione dell'anno in cui ci troviamo e anche il momento storico che stiamo vivendo ci aiutano a capire il Vangelo, perché per molti almeno questa è la stagione della partenza per le ferie, per le vacanze, ma anche complessivamente, come amiamo dire, è l'epoca della ripartenza: speriamo dopo questa fase lunga, difficile della pandemia.

Cosa fa uno che sa di dover partire? Riempie la valigia.

Per la ripartenza cerchiamo di procurarci tutte le risorse necessarie. È logico comportarsi in questo modo, ma Gesù ragiona esattamente all'opposto:" In quel tempo Gesù chiamò a sé i dodici e prese a mandarli a due a due e ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone, né pane, né sacca, né denaro nella cintura, ma di calzare i sandali e di non portare due tuniche. (continua a leggere-scarica pdf)

Gesù dice che serve solo un bastone e nient'altro.

Come mai? A noi sembra logico che quando partiamo per un viaggio dobbiamo prendere con noi tutto il necessario. Sì certo, tutto il necessario, ma secondo Gesù questo non corrisponde alle cose. Gesù fornisce i suoi apostoli di tutto il necessario che è la parola e la testimonianza.

Non sono le cose. Gesù affida agli apostoli nel momento di mandarli in missione il compito di annunciare il Vangelo, di dire una parola buona, una lieta notizia.

E di andare a due a due, perché questo è ciò che è ancora più necessario: la fraternità fra di noi, la condivisione.

Queste non sono cose che appesantiscono la valigia, non sono risorse economiche, ma sono i doni più preziosi, perché ci rendiamo ben conto di come sia indispensabile poter dire una parola, una parola buona che orienta in mezzo alla tanta confusione che sperimentiamo, che doni speranza, una speranza non illusoria, che ci faccia capire che Dio è padre, che Gesù ci ama, che lo Spirito è libertà. È la grande parola del Vangelo.

È la fraternità che parte dal nostro rapporto.

Dice il Vangelo: “In quel tempo Gesù chiamò a sé i dodici e prese a mandarli a due a due”.

In quale tempo? Esattamente adesso, perché questo è il significato e la grazia della domenica, è il Signore che ci chiama a sé. Per questo veniamo a Messa, è il Signore che ci chiama e continua a mandarci, "chiamò a sé i dodici e prese a mandarli", cominciò a mandarli e non ha più smesso di mandare i suoi discepoli, a mandarli a due a due per annunciare il Vangelo.

È la Messa che ci fornisce questi doni così preziosi, la parola e la comunione, la fraternità

E davvero il Signore, invitandoci a non prendere nulla, ci invita a non essere preoccupati di noi stessi, perché abbiamo da dare agli altri, il mondo ha bisogno di questa parola e di questa testimonianza. L'unica cosa che il Signore ci dice è di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone. Il bastone serve quando si è stanchi, quando si capisce di aver bisogno di un sostegno.

Ecco, io credo che anche questa sia un’esperienza attuale: Il bastone è il segno della consapevolezza di essere deboli, fragili, possiamo dire di essere in pochi, molti anziani, in ogni caso consapevoli di tutta la nostra fragilità e delle scarsità delle nostre risorse. Basta guardarci tra di noi, come siamo in pochi.

Io sono però convinto che questo non è un ostacolo per il Signore, perché Lui ha detto di non preoccuparci di avere tante risorse, è Lui che ci dona quanto è necessario, appunto la parola e la fraternità.

Per questo con la grazia del Signore dobbiamo imparare a vivere questa epoca storica della Chiesa, in cui sperimentiamo la nostra pochezza e la nostra fragilità.

Abbiamo bisogno di un bastone, ma è quello che fa risaltare ancora di più che la salvezza non è affidata alle nostre capacità, è opera del Signore.

Per questo venire a Messa è scoprire quale privilegio grande ci è dato, è scoprire che non dobbiamo proprio preoccuparci, dobbiamo piuttosto obbedire al Signore e metterci in cammino, cioè uscire per dare testimonianza in qualunque ambiente, in qualunque situazione siamo chiamati a vivere.

In questo modo la Chiesa diventerà non solo importante ma indispensabile al mondo, che ha tanto bisogno di una parola che guida, di una testimonianza che coinvolge.

Chiediamo allora di celebrare nella verità questa Eucaristia, questo giorno del Signore per portare al mondo la luce del Vangelo, la speranza della fraternità.

(dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Luglio 2021 11:29  

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