La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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XXXII DOMENICA TO

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XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

7 novembre 2021

1Re 17,10-16, dal Salmo 145, Eb 9,24-28, Mc 12,38-44

Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.


Oggi protagoniste delle letture che abbiamo ascoltato sono le vedove.

La vedova di Sarepta nella prima lettura. Serepta è una città di quella che allora si chiamava Fenicia e oggi si chiama Libano, cioè fuori dalla terra di Israele. È una vedova straniera, povera, che nel tempio di Gerusalemme offre due spiccioli che fanno un soldo.

La Bibbia conosce tre categorie di poveri: le vedove, gli orfani e gli stranieri.

A quei tempi erano solo gli uomini maggiorenni ad avere i diritti e, se una donna sposata perdeva il marito, perdeva i diritti, non poteva più contare sui propri diritti. E così un orfano che, non avendo i genitori, non trovava sostegno.

Anche gli stranieri, che non venivano riconosciuti come appartenenti al popolo, non avevano alcun diritto. (continua a leggere-scarica testo)

 

Allora capiamo perché con tanta insistenza la Bibbia dice: “È il Signore che si prende cura dell’orfano, della vedova e dello straniero”.

 

Lo abbiamo ascoltato nel salmo responsoriale: Il Signore protegge i forestieri e sostiene l'orfano e la vedova, perché Dio è attento ai poveri, a chi non ha mezzi e non ha sostegno.

Però la cosa che davvero sorprende è che oggi la Parola del Signore non ci dice che è il Signore che sostiene l'orfano e la vedova, ma è viceversa. È la vedova straniera, come abbiamo ascoltato nella prima lettura, che sostiene il profeta, l'uomo di Dio. È la vedova povera, di cui parla il Vangelo, che viene indicata da Gesù come colei che ha fatto l'offerta più grande. "Chiamati a sé i suoi discepoli disse loro: in verità io vi dico, questa vedova così povera ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri".

Davvero questa è la grande rivoluzione, la rivoluzione del Vangelo: sono i poveri, le vedove, gli stranieri che aiutano gli altri.

Questo può sembrare una stranezza, ma in realtà è l'unico modo con cui anche oggi possiamo avere un futuro, se cioè impariamo non a chiedere, ma a dare.

Il Vangelo oggi ci insegna che tutti hanno la possibilità di dare, non solo qualcosa, ma di dare più di tutti gli altri.

Io vorrei dirlo a voi ragazzi che si diventa grandi quando non si chiede, ma quando si dice: cosa posso fare per aiutarti?

Io sono molto contento che Massimo e Giacomo entrando in chiesa hanno detto: cosa posso fare per servire? È bello avere i chierici durante la Messa, è bello avere i ragazzi qui davanti, perché la loro sola presenza è un regalo grandissimo.

Imparare che si ha molto da dare significa essere consapevoli della propria ricchezza, significa aver capito la verità più grande, cioè che tutto abbiamo ricevuto e che veniamo valorizzati quando siamo noi a prenderci cura degli altri.

Allora è bello che oggi la Chiesa italiana celebri la giornata del ringraziamento. Uno può dire: ma quest'anno non è andata proprio così bene, ci sono stati disastri, c'è ancora la pandemia. Certo, ma la vera svolta avviene quando si capisce che noi dobbiamo prenderci cura degli altri. Se uno è così privo di risorse è perché le risorse vere non sono i soldi, ma questo atteggiamento di riconoscenza e di gratitudine verso Dio e verso i fratelli.

Noi capiamo perché Gesù stesso ha fatto così. In quelle vedove povere Gesù vedeva sé stesso, è lui che di fronte all'umanità bisognosa, anzi peccatrice, ha detto: cosa posso fare per l'umanità?

Ed è venuto per donare sé stesso tutto sé stesso: questa è l'Eucaristia, questa è la Messa. Non è Dio che ha bisogno di noi, ma è festa perché Dio si dona tutto a noi, si fa pane e vino per essere nostro cibo e nostra gioia.

Davvero vogliamo che l'Eucarestia sia il vero ringraziamento. La domenica è l'inizio della settimana nuova e. se la viviamo con verità, è l'inizio di un tempo nuovo per noi e per l'umanità intera.

(dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Novembre 2021 18:09  

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