La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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Home La Parrocchia Parola attraverso le omelie III Domenica di Pasqua 30/04/2017

III Domenica di Pasqua 30/04/2017

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III DOMENICA DI PASQUA

30 aprile 2017

At 2,14.22-33, Dal Sal 15, 1Pt 1,17-21, Lc 24,13-35

Lo riconobbero nello spezzare il pane.

Anche oggi è Pasqua, è Pasqua per la terza volta. Questo è il significato del nome con cui la liturgia chiama questa domenica, la terza domenica di Pasqua, perché anche oggi è il Signore risorto che si rende presente in mezzo ai discepoli.

Anche domenica scorsa il Vangelo ci raccontava in fondo la stessa cosa, quello che era successo il primo giorno dopo il sabato, cioè la domenica della resurrezione. Forse qualcuno di voi ricorda che domenica scorsa abbiamo ascoltato il racconto della venuta di Gesù risorto nel cenacolo, dove erano riuniti gli apostoli, ma mancava Tommaso e la domenica successiva Gesù risorto si è presentato in mezzo gli apostoli e a Tommaso. (continua a leggere)

 

Anche oggi il Vangelo, per così dire, é ancora fermo e ci ha raccontato quello che è successo lo stesso giorno. Inizia proprio così oggi il Vangelo: Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.

 

 

Se domenica scorsa il Vangelo ci raccontava l'incontro tra Gesù risorto e i suoi apostoli, oggi nel Vangelo ci racconta di questi due discepoli che erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus. Ed è l'allusione a questi due che mi ha spinto a mettere vicino al cero pasquale due grandi ortensie, che riprendono l fiori che sono sull'altare maggiore, i fiori di Pasqua. Oggi sono queste due ortensie che rappresentano i due discepoli.

Chi sono questi due discepoli? Sono due illustri sconosciuti, vengono citati solamente in questa pagina e di loro si dice solo il nome di uno di loro, Clèopa. A me piace domandarmi quale sarà il nome dell’altro. Ieri con i ragazzi che si preparano alla prima comunione e con cui abbiamo fatto un bellissimo ritiro, abbiamo pensato che forse si chiama Sofia, forse si chiama Marco, forse ha il nome di ciascuno di noi, perché siamo noi, ciascuno di noi é questi due, sconosciuti a noi ma non sconosciuti a Gesù, perché Gesù risorto si prende cura di ciascuno di noi.

È addirittura commovente ascoltare che in quello stesso giorno, la sera di Pasqua, Gesù si mette in cammino per farsi compagno di strada di questi due, noi li chiamiamo discepoli, ma se ci fate caso il Vangelo non dice neppure che erano discepoli; nel testo questa parola è messa tra parentesi quadre, sono due, due qualunque. Gesù aveva patito tanto in quei giorni, gliene avevano fatto tanto di male, era stato abbandonato da tutti i suoi amici, lo avevano arrestato, torturato, crocifisso, ma Gesù non si stanca, non perde neanche un giorno, neanche un'ora per andare alla ricerca di ciascuno di noi.

Allora capiamo perché Gesù vuole che ogni domenica ci lasciamo incontrare da lui, è adesso, nella Messa che Gesù si fa nostro compagno di strada e tutto questo racconto in fondo non è che la descrizione della Messa. È un racconto in due parti. La prima parte è il cammino che Gesù fa con questi due spiegando loro le Scritture, come stiamo facendo adesso. La seconda parte è quando questi due invitano a cena quello che loro pensavano fosse uno straniero ed è durante la cena, allo spezzare del pane, che i loro occhi si aprono e capiscono che è Gesù, “Parola e pane”.

Questa è la Messa. Ogni domenica Gesù viene incontro a noi suoi discepoli, perché vuole che anche noi non siamo più tristi e tristi sono questi due perché non hanno creduto. Speravamo, ma tutte le loro speranze sono andate deluse. Questi due discepoli rappresentano ciascuno di noi, ma rappresentano anche l'umanità intera di oggi. È un’umanità delusa, è un’umanità che ha perso la speranza. Negli anni scorsi speravamo tanto nel progresso, nella mondializzazione, nella globalizzazione che avrebbero portato prosperità, pace ed invece sembra che stia capitando il contrario e tutti noi siamo tristi e delusi.

Questo perché non crediamo, non crediamo che Gesù è risorto e nonostante tutto, nonostante tanta violenza e tante preoccupazioni nella storia di oggi, è Gesù che ha vinto. Davvero in questa umanità delusa è solo l'annuncio della resurrezione di Gesù che ci apre alla speranza.

Come è stato bello vedere l’altro giorno l'incontro di Papa Francesco con il patriarca di Costantinopoli, con il Papa copto d’Egitto e con l’Imam della grande moschea de Il Cairo. In una umanità senza speranza questi sono i grandi segni di speranza, l'incontro fra cristiani, l'incontro fra credenti, perché la nostra speranza viene da Dio, la nostra speranza viene dalla resurrezione di Gesù e questo ci dà la certezza che nonostante tutto la storia va verso la salvezza, non perché sono eliminate la sofferenza e la morte ma perché Gesù risorto ha sconfitto la morte.

Capiamo quanto abbiamo bisogno di annunciare al mondo questa speranza, la speranza cristiana. È per questo che ogni domenica dobbiamo venire a Messa, altrimenti rischiamo di dimenticarcelo, rischiamo di essere delusi, come sono delusi tutti gli altri che non credono nella resurrezione di Gesù.

Allora domandiamo che anche noi possiamo, come questi discepoli, aprire il cuore all'ascolto delle Scritture, aprire i nostri occhi per riconoscere Gesù. E come lo riconosciamo? Lo dice l'ultima frase di questa bellissima pagina del Vangelo: Essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Nello spezzare il pane: spezzare il pane è ciò che ci permette di riconoscere Gesù risorto presente in mezzo a noi.

Che cosa vuol dire? È questo il gesto dell’Eucarestia. Anch'io tra poco spezzerò quel pane, il pane consacrato che è il corpo del Signore, per condividerlo tra di noi. L'Eucarestia è proprio il sacramento della comunione cioè della condivisione. Partecipiamo alla mensa del Signore, sprezzando il pane e condividendolo fra di noi.

Non è solamente un gesto rituale: questi discepoli riconoscono Gesù, perché questo è il segno che lo contraddistingue. Gesù fa sempre così, quando ha un pezzo di pane non lo tiene per sé ma lo spezza e lo condivide, perché Gesù è venuto per fare questo, per condividere tutto. Ha condiviso la nostra umanità, è diventato uomo come noi, perché noi potessimo condividere la sua divinità, perché noi potessimo diventare figli di Dio come lui, ha condiviso le nostre sofferenze, si è lasciato inchiodare sulla croce, perché noi potessimo condividere la sua gloria, la sua vita eterna.

Questo è il segno che caratterizza Gesù e questo è il segno che deve caratterizzare noi cristiani. Per questo veniamo a Messa, per imparare a condividere. Sappiamo che per risolvere i problemi del mondo non c'è bisogno di moltiplicare le risorse, le risorse ci sono ed in abbondanza, il problema è imparare a condividere. Purtroppo la storia ci dice che ci sono alcuni ricchi che diventano sempre più ricchi e tanti poveri che diventano sempre più poveri, non perché manca la ricchezza ma perché non viene condivisa.

Capiamo quindi come questo sia il messaggio più urgente per dare speranza al mondo.

Vorrei che questo fosse anche il senso della nostra Decennale Eucaristica. Spero che sappiate tutti, che partecipiate tutti il prossimo 4 giugno a questa nostra grande festa della Eucarestia, che nelle parrocchie di Bologna si tiene ogni 10 anni. Per noi sarà il 4 giugno prossimo, quando porteremo per tutte le strade di Bologna il pane consacrato, quel pane che spezziamo fra di noi durante la Messa per portare al mondo la speranza del Vangelo.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Maggio 2017 11:05  

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