La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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Home La Parrocchia Parola attraverso le omelie V Domenica di Pasqua-14/05/2017

V Domenica di Pasqua-14/05/2017

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V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A

15 maggio 2017

At 6, 1-7; Sal 32; 1 Pt 2,4-9; Gv 14,1-12

Io sono la via, la verità e la vita.

Il Vangelo di oggi prosegue il racconto di Gesù nell’ultima cena, sono le sue ultime parole, parla uno che è consapevole di stare per morire. E Giovanni che ne ha preso nota, che lo ha visto risorto, è convinto, è certo che quel morto è ancora in vita.

Giovanni scrive il suo Vangelo dopo avere vissuto e meditato ogni attimo dell’ultima cena, dove ogni parola, ogni pausa, ogni gesto assume il suo pieno significato con tutto quanto segue quella cena: l’agonia nell’orto degli ulivi, la farsa del processo, l’ascesa al Calvario di Cristo flagellato e coronato di spine, la morte dopo tre ore di agonia, il sepolcro con la pietra che chiude questa vita dell’atteso Salvatore di Israele. Ma Gesù è risorto, Salvatore sì, ma di tutti gli uomini. (continua a leggere)

 

Giovanni riferisce le parole di Gesù pronunciate in un profondo silenzio, come parole indirizzate a uomini prigionieri, “tutt’orecchi”, che non osano fiatare, che fanno fatica a comprendere. Anche noi potremmo ascoltarle come si ascolta una goccia d’acqua cadere in una grotta. Ma bisogna che ascoltiamo assolutamente in silenzio per lasciar entrare in noi queste parole. Purtroppo la nostra vita è piena di frastuoni, del rumore assordante delle nostre occupazioni quotidiane; facciamo anche noi fatica ad ascoltare ed a comprendere. Ma se noi ascoltiamo veramente, sentiamo parole di consolazione: “Non sia turbato il vostro cuore”. Parole di speranza: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti”. Parole di maestà: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Parole di vocazione esigente: “Chi crede in me compirà le opere che io compio”.

 

 

Non è facile per noi capire immediatamente queste parole così come i discepoli che interrompono il Signore, ma fanno delle domande smarrite. Non hanno ancora capito, eppure è già l’ora dell’addio.

Non abbiate paura, non sia turbato il vostro cuore, sono le parole di apertura del Vangelo, le parole primarie del nostro rapporto con Dio e con la vita, quelle che devono venirci incontro appena aperti gli occhi, ogni mattina. Per vincere la paura Gesù non ci dice di avere coraggio ma di avere fede: abbiate fede, nel Padre e anche in me, perché questa è la vera buona notizia: Dio è amore, Dio è sempre con me, mi sostiene, non mi molla; la fede in Gesù che è la via, la verità, la vita. Tre parole immense. Inseparabili tra loro. Io sono la strada vera che porta alla vita.

Tommaso, emblema della nostra incredulità rappresentato dal Caravaggio mentre affonda il dito nel costato di Gesù trafitto ma risorto, afferma come noi, come tanti uomini del nostro tempo che si fidano solo della propria ragione, di non conoscere la meta e quindi di non conoscere la via.

La Bibbia è piena di strade, di vie, di sentieri, piena di progetti e di speranze. Felice chi ha la strada nel cuore, canta il salmo 84,6. I primi cristiani avevano il nome di "Quelli della via" (Atti 9,2), quelli che hanno sentieri nel cuore, che percorrono le strade che Gesù ha inventato, che camminano chiamati da un sogno e non si fermano, che si sanno fare compagni di strada come Gesù con i discepoli di Emmaus. E la strada ultima, la via che i discepoli hanno ancora negli occhi, il gesto compiuto poco prima da Gesù, è il maestro che lava i piedi ai suoi, amore diventato servizio.

Seguire Gesù è allora comportarci come Gesù, perché la nostra felicità si realizza pienamente nell’incontro con la sua persona.

Io sono la verità. Gesù non dice di avere la verità, ma di essere la verità, di esserlo con tutto se stesso. La verità non consiste in cose da sapere, o da avere, ma in un modo di vivere. La verità è Gesù, una persona che produce vita, che con i suoi gesti procura libertà. «La verità è ciò che arde» (Ch. Bobin), parole e azioni che hanno luce, che danno calore.

La verità è sempre coraggiosa e amabile. Quando invece è arrogante, senza tenerezza, è una malattia della storia che ci fa tutti malati di violenza. La verità dura, aggressiva, la verità dispotica, «è così e basta», la verità gridata da parole come pietre, quella dei fondamentalisti, non è la voce di Dio. La verità imposta per legge non è da Dio. Dio è verità amabile.

Solo così la nostra vita si conforma a Cristo: Io sono la vita, io faccio vivere. Il mistero dell'uomo si spiega con il mistero di Dio, la mia vita si spiega solo con la vita di Dio. Il nostro segreto è oltre noi.

Nella mia esistenza c'è una equazione: più Dio equivale a più io. Più vangelo in me vuol dire più vita in me, vita di una qualità indistruttibile.

Il mistero di Dio non è lontano da me, da ognuno di noi; è nel nostro cuore, è nella nostra quotidianità: nei gesti di nascere, amare, dubitare, credere, perdere, illudersi, osare, dare la vita... La vita porta con sé il respiro di Dio, in ogni nostro amore è Lui che ama.

Chi crede in me anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste. Falsa religione è portare Dio nella nostra misura, vera fede è portare noi stessi nella misura di Dio.

(dall’omelia del diacono Gerardo Marrese)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Giugno 2017 15:55  

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