La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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Home La Parrocchia Parola attraverso le omelie XVI Domenica T.O. 23/07/2017

XVI Domenica T.O. 23/07/2017

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XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

23 luglio 2017

Sap 12,13.16-19, dal Sal 85, Rm 8,26-27, Mt 13,24-43

Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura.

La pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato è presa ancora dal capitolo 13 del Vangelo secondo Matteo, iniziato domenica scorsa, e sappiamo che questo capitolo contiene la maggior parte delle parabole. Oggi ne abbiamo ascoltate ben tre, due brevissime, quelle del granello di senapa e del lievito, ed una molto lunga che ci viene proposta in due momenti nell’esposizione e nella spiegazione che Gesù fa ai suoi discepoli, una volta rientrati in casa.

Le parabole sono il modo in cui trasmette i suoi insegnamenti più importanti. (continua a leggere)

 

E cosa ci dice oggi? Oggi, partendo dalle prime due parabole che stanno al centro di questa pagina del Vangelo, ci dice che il regno di Dio è simile a un granello di senape, che è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto diventa un grande albero. Che cosa ci vuol dire? Gesù ci invita a non essere preoccupati di quello che è piccolo come un granello di senape, ma che in sé ha una potenza straordinaria di crescere.

 

 

Questo è il regno di Dio, questo è in qualche modo anche la Chiesa ed è un insegnamento particolarmente adatto per noi oggi in questa situazione, perché noi siamo una piccola comunità, soprattutto in queste domeniche d’estate: in questo caldo della città siamo davvero pochi che veniamo a Messa. Ma Gesù dice: non preoccupatevi della quantità. Se siete come un seme, anche se è piccolo, è capace di crescere, di diventare grande e di dare ospitalità agli uccelli del cielo che vengono a ripararsi. Non preoccupatevi della quantità, puntate invece alla qualità, diremmo noi oggi.

Non possiamo dire pochi ma buoni, siamo pochi e proprio per questo siamo venuti a Messa per diventare come un seme, capaci di crescere e portare frutto.

In fondo questo è il motivo per cui ogni domenica veniamo a Messa, per accogliere noi questa potenza straordinaria che è la grazia di Dio, che è la sua Parola, che è l'Eucarestia. Avremmo poco da dire al mondo, se non fossimo pieni non delle nostre parole ma delle parole del Signore.

È il Vangelo che è buona notizia, notizia di salvezza che diffonde la speranza.

Non preoccupiamoci di essere pochi, ma lasciamoci trasformare dalla grazia del Signore, accogliamo dentro di noi la sua Parola, nutriamoci di quel pane che è il suo corpo.

Questo in fondo è il significato della seconda parabola, il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prese e mescolò in tre misure di farina. Le misure sono molte, perché con tre misure si fa il pane per un centinaio di persone. Ecco, noi dobbiamo essere lievito senza paura di disperderci nella farina, disperderci nella folla. Il problema non è essere noi difendendo le nostre cose, il problema è essere capaci di trasformare, di far lievitare tutta questa massa di farina, di essere presenti nella società con questa forza.

Così tutta la settimana è lievitata se alla domenica, il primo giorno della settimana, noi per primi ci lasciamo lievitare dalla Parola e dall’Eucarestia.

Allora tutta la settimana, anzi tutta la storia verrà trasformata.

A questo si unisce bene il significato della terza parabola, la parabola della zizzania, che è una parabola famosa, che penso conosciamo tutti e che risponde ad una delle grandi domande dell'uomo che risuona spesso anche oggi: perché in mezzo al grano c'è la zizzania, perché nel mondo c'è il male? Se Dio è buono, se ha seminato il seme buono, se ha creato il mondo per amore, perché c'è il male, la violenza, la guerra, il terrorismo, gli incendi, le malattie ?

La parabola dice: un nemico ha fatto questo. Si, nella storia c'è l'azione misteriosa, tenebrosa di questo nemico: ma perché Dio non interviene? E quello che domandano i servi: vuoi che andiamo a sradicare la zizzania? No, dice il padrone, no dice il Signore, perché sradicando la zizzania si corre il rischio che anche il grano ne patisca.

Dio ci invita ad aspettare, ad avere pazienza, perché solo alla fine la zizzania verrà separata dal grano per essere raccolta in fasci ed essere buttata a bruciare.

Dio ci invita ad avere pazienza ed in questo si manifesta non solo la sua bontà, ma anche la sua onnipotenza.

Penso che lo capiscano bene i genitori: quanta pazienza occorre avere con i figli? Se un figlio commette un errore si fa molto presto ad intervenire, ci vuole invece tanta pazienza per convincerlo, educarlo. Per questo Dio, che è padre e come ci ricorda Papa Francesco per Dio non ci sono buoni e cattivi, ci sono solo figli, Dio come padre anche di fronte a un figlio cattivo non lo elimina, non lo sradica, ma esercita pazienza perché possa finalmente capire, possa ravvedersi, possa prendere consapevolezza che il male rovina soprattutto chi lo compie, nella certezza che Lui rimane il Signore e che l'esito della storia è assicurato, proprio perché Lui in ogni momento è capace di premiare il bene e di condannare il male. Ma non lo fa nella storia per dare a tutti la possibilità di convertirsi.

Questo vale non solo nei confronti della storia degli altri, vale soprattutto per ciascuno di noi, perché tante volte pensiamo che Dio dovrebbe intervenire per distruggere i peccatori, ritenendo che gli altri siano i peccatori e noi siamo i buoni. In realtà questa distinzione tra il bene il male non è fra noi e gli altri, ma è all'interno del nostro cuore.

Dio ha pazienza perché noi possiamo convertirci, possiamo riconoscerlo come padre buono. Ed è ancora per questo che Dio ogni domenica ci invita per farci capire davvero qual è il modo per salvare la storia e per salvare ciascuno di noi, non per distruggere i peccatori - perché tutti noi verremmo travolti -, ma per scoprire che Lui ha vinto il male donandoci il suo figlio Gesù, che ha dato la sua vita per noi.

Il male si sconfigge con il bene, il male si sconfigge con questa capacità di amare fino a donare noi stessi per la salvezza dei fratelli.

È questo il dono che noi riceviamo ogni volta che celebriamo l'Eucarestia, questo è il seme, questo il lievito che trasforma la storia.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Settembre 2017 14:58  

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