La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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IV Domenica Avvento

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IV DOMENICA DI AVVENTO

24 Dicembre 2017

2Sam 7,1-5.8-12.14.16, dal Sal 88, Rm 16,25-27, Lc 1,26-38

Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Questa notte, a mezzanotte esatta, celebreremo la Messa di Natale. Spero che saremo un po' più numerosi, spero che ci sia anche il coro e ascolteremo il racconto della nascita di Gesù a Betlemme, dell'annuncio degli angeli ai pastori. (continua a leggere)

 

Per capire che cos'è il Natale è più utile questa pagina del Vangelo di oggi che non quella che ascolteremo durante questa notte, perché la celebrazione del Natale è certamente il ricordo della nascita di Gesù avvenuto 2017 anni fa, una nascita che ha cambiato il destino del mondo, perché il bambino che nasce è il salvatore del mondo. Ma non è solo questo, non è solo il ricordo di un avvenimento lontano per quanto importante, il Natale è una cosa che ci riguarda da vicino, che ci coinvolge personalmente. Ed è questo che ci fa capire la pagina del Vangelo in cui abbiamo ascoltato l'annunciazione a Maria.

 

 

Vivere il Natale significa vivere personalmente l'esperienza di Maria, perché il Natale diventa attuale per noi e per il mondo, se anche noi sull'esempio di Maria ascoltiamo ed accogliamo la parola di Dio, questo lieto annuncio che è il Vangelo. Maria è figura della Chiesa, della Chiesa di oggi, siamo noi che dobbiamo ascoltare ed accogliere la parola di Dio, il Vangelo. Dobbiamo come Maria dire eccomi sono la serva del Signore, sono il servo del Signore, perché soltanto se ci mettiamo al servizio del Signore la Chiesa continua la sua missione di portare lungo tutta la storia non solo l’annuncio, ma anche la grazia della salvezza.

È guardando Maria che noi capiamo cosa significa vivere il Natale, viverlo personalmente, perché quella parola dell'Angelo, il lieto annuncio del Vangelo deve essere accolto in noi e in qualche modo deve diventare carne in noi.

Maria l'ha potuto fare certo in modo unico, perché la parola di Dio, il verbo di Dio si è fatto carne in lei diventando bambino, ma in qualche modo questo vale per tutti noi. Il Vangelo deve incarnarsi nella nostra vita altrimenti rimane come una parola, un soffio di voce che appena pronunciato svanisce. Il Vangelo deve farsi carne nella nostra vita, perché questa parola è affidata a noi.

Dio ha voluto mettersi nelle mani degli uomini accettando anche di essere rifiutato, di essere emarginato, di non essere riconosciuto, ma se noi come Maria diciamo il nostro SÌ questa parola si fa carne, questa parola cresce e diventa l'uomo nuovo, l'umanità nuova.

Questo è il frutto del Natale, un’umanità in cui ogni uomo è riconosciuto come figlio di Dio e dunque come fratello. Il Natale è la nascita della pace, perché in quel bambino noi riconosciamo ogni bambino, ogni uomo e lo riconosciamo nella sua dignità di figlio amato da Dio, si è figli dello stesso padre, fratelli fra di noi. Solo così il Natale diventa davvero un giorno di pace che non dura un momento soltanto, ma proprio perché il Vangelo diventa carne, prende corpo in noi, si diffonde la fraternità, la giustizia, la pace.

Allora vogliamo lasciarci guidare da Maria per accogliere come lei in noi la parola e vogliamo come lei metterci a servizio del Signore, perché prima di tutto in noi nasca l'uomo nuovo e attraverso di noi, attraverso l'opera della Chiesa che continua l'opera stessa del Signore, tutta l'umanità possa riconoscersi come famiglia di Dio, figli amati che vivendo nella fraternità diffondono la pace e la speranza della salvezza.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Gennaio 2018 17:06  

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