La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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Home La Parrocchia Parola attraverso le omelie III Domenica TO 21.1.2018

III Domenica TO 21.1.2018

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III Domenica del Tempo Ordinario

21 gennaio 2018

Gn 3,1-5.10, dal Sal.24, 1Cor 7,29-31, Mc 1,14-20

Convertitevi e credete al Vangelo.

 

 

Oggi ad introdurre la liturgia della Parola è il libro del profeta Giona, che è uno dei libri dell'Antico Testamento e, a me piace dire, il libro più bello di tutto l'Antico Testamento. Sono contento che oggi, che è la terza domenica di gennaio, siano presenti i ragazzi della terza elementare, quelli che si preparano alla prima comunione. È un gruppo di ragazzi molto intelligenti, anche vivaci e sono sicuro che ci sapranno aiutare per capire la Parola del Signore, quello che il Signore vuole dirci oggi attraverso queste letture. (continua a leggere)

 

Allora mi piace chiedervi: sapete chi è Giona? Il profeta Giona era un ebreo mandato dal Signore ad invitare alla conversione gli abitanti di Ninive. Ninive è la capitale dell’Assiria, del popolo degli Assiri, di cui certo avrete sentito parlare a scuola nelle lezioni di storia. Gli Assiri, i Babilonesi, gli Egiziani erano i grandi popoli dell'antichità e in particolare gli Assiri erano i nemici più agguerriti di Israele, perché Israele era un piccolo Stato circondato da questi grandi popoli e si è sempre sentito minacciato da queste grandi potenze. Di fatto gli Assiri sono quelli che hanno invaso Israele e nell'VIII secolo a.C. - nel 722 - hanno portato distruzione. Gli Assiri hanno distrutto tutto il Nord di Israele, eliminando dalla storia ben 10 delle 12 tribù di Israele: dall'invasione dell’Assiria in poi non si sente più parlare di queste 10 tribù, è rimasta solo la tribù di Giuda, perché l'altra - la tribù di Levi - non aveva terra.

 

Sapendo queste cose si può capire la sorpresa di Giona che è inviato proprio a Ninive, in mezzo ai Niniviti, in mezzo agli Assiri, in mezzo ai suoi nemici più violenti, a predicare la conversione. Il Signore lo manda a dire ‘fate penitenza, convertitevi, perché ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta, se non vi convertite, Ninive sarà distrutta’. Poi cos'è successo? I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono di sacco, grandi e piccoli. Fate attenzione: non dice i cittadini di Ninive credettero a Giona, ma credettero a Dio, perché capirono che attraverso Giona era Dio stesso che li invitava e proprio loro, questo popolo violento e devastatore ha creduto a Dio, si è convertito. Allora, conclude la prima lettura, Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Pensate come è straordinario: la Bibbia dimostra di avere una grande fiducia anche in quelli che noi consideriamo nemici, che sono capaci di convertirsi, anzi spesso loro più di noi, prima di noi. Per questo mi piace dire che il libro di Giona è il più bello dei libri dell'Antico Testamento, assomiglia già a quello che abbiamo ascoltato dopo dal Vangelo: Dio manda questo ebreo, perché vuole salvare anche i nemici e porta la salvezza anche agli abitanti di Ninive.

Abbiamo poi ascoltato dal Vangelo che anche Gesù ha cominciato la sua predicazione con un invito molto simile a quello di Giona: cosa diceva Gesù? Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Anche Gesù ci invita alla conversione, a cambiare la nostra vita, una vita cattiva per diventare buoni, per accogliere la grazia del Signore.

Dunque come Giona, anche Gesù ci invita alla conversione, però c'è una differenza fondamentale e vorrei fermarmi solo su questo. Qual è la differenza tra l'invito alla conversione fatto da Giona e quello fatto da Gesù? Giona invita alla conversione facendo una minaccia, se non vi convertite Ninive sarà distrutta, e dunque è la paura che spinge a cambiare, mentre Gesù ci invita alla conversione non con una minaccia ma con il Vangelo. Sapete che Vangelo significa lieto annuncio. È proprio esattamente l'opposto: Giona ci fa una minaccia, Gesù ci fa un lieto annuncio.

Questo è il Vangelo, ci annuncia che il regno di Dio è vicino. Il regno di Dio è quella situazione in cui Dio regna, cioè dove tutti obbediamo a Dio, a Dio che è padre, che ci fa capire che noi siamo figli, se figli fratelli e dunque il regno di Dio è il regno della fraternità, della pace, della giustizia.

Gesù ci invita ad accogliere questo regno che Lui rende presente in mezzo a noi. E ce lo dice non solo con le parole, ma anche compiendo delle azioni. La prima azione di Gesù è la chiamata di quelli che saranno i suoi apostoli. I primi ad essere chiamati sono Simone Pietro e suo fratello Andrea. Dopo, alla fine della Messa, se ne avrete voglia, andremo a vedere l'icona che illustra proprio questo momento della chiamata di Simone e Andrea, i primi apostoli.

In che modo Gesù invita, che cosa dice? Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». Venite dietro a me, cioè venite con me, io non vi lascerò mai soli, venite dietro a me e non sbaglierete mai la strada, perché io vi cammino davanti, venite dietro a me e saremo uniti tra di noi. Seguire Gesù ci dà la possibilità di accogliere il suo regno, seguire Gesù ci dà la possibilità di ritrovarci uniti tra di noi, anche se siamo diversi.

Allora, e concludo, forse capite cosa ho messo sull'altare oggi. Non so se riconoscete e capite quella scritta. È la scritta che c'è sui mezzi che guidano a terra gli aerei negli aeroporti, indicando loro la strada che debbono seguire, per esempio per raggiungere la pista e partire. Davanti all'aeroplano c'è l'automobile che ha sul tetto il cartello: FOLLOW ME, che vuol dire seguimi, vieni dietro a me.

Ed è l'invito che Gesù ci fa. Se vogliamo che la nostra vita prenda il volo, se vogliamo realizzare in pienezza la nostra vocazione dobbiamo seguire Gesù. In fondo questo è il motivo per cui ogni domenica ci ritroviamo a Messa, perché è Gesù che ci raduna come suoi amici, ci fa sperimentare quella fraternità che é davvero la primizia del regno di Dio, con la sua parola ci indica la via che dobbiamo seguire per portare in tutto il mondo l'unità, la pace, la gioia del Vangelo.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Febbraio 2018 11:41  

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