La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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V Domenica TO 4/2/2018

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V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

4 Febbraio 2018

Gb 7,1-4.6-7, dal Sal 146, 1Cor 9,16-19.22-23, Mc 1,29-39

Guarì molti che erano affetti da varie malattie.

 

Oggi è un giorno di festa. Ci sono molti motivi per fare festa: anzitutto perché è domenica, il giorno del Signore, che è la festa primordiale, e poi perché per la Chiesa italiana oggi è la festa della vita, la giornata in cui si rinnova l'impegno per promuovere e difendere la vita, la dignità di ogni persona, dal più piccolo al più anziano, da quello che è nato in Italia e quello che arriva da lontano. La promozione della vita è il fondamento della società, di ogni società democratica che rispetti i diritti e la dignità di ogni persona. (continua a leggere)

 

Per noi di San Bartolomeo oggi come domenica conclusiva dell'ottavario della Beata Vergine del Suffragio è anche la festa della famiglia: do il benvenuto a tutti gli sposi, in particolare a quelli che quest'anno ricordano anniversari significativi di matrimonio, con cui vogliamo fare un po' di festa.

 

Mi piace evidenziare queste diverse sottolineature, civile e religiosa: la vita per la società e il matrimonio per la famiglia, perché sono tutti elementi che si intrecciano insieme, che si sostengono. E qual è il punto di incontro? È la domenica.

Ce lo fa capire Gesù nel Vangelo, perché la pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci racconta quello che Gesù fa in un giorno di festa. Per gli ebrei la festa settimanale era il sabato, per noi è la domenica, ma l'esempio di Gesù vale per tutti, per gli ebrei e per i cristiani. Quello che ha fatto Gesù è quello che dobbiamo fare noi, in qualche modo per grazia di Dio è quello che stiamo facendo, perché dice la prima riga del Vangelo: in quel tempo Gesù uscito dalla sinagoga subito andò nella casa di Simone e Andrea. Proprio perché era giorno di festa Gesù era andato nella sinagoga, che era il luogo della preghiera, il luogo del culto: anche noi oggi, proprio perché è domenica, siamo venuti in chiesa, e dalla sinagoga Gesù si reca subito nella casa di Simone e Andrea.

C'è questo stretto collegamento tra la sinagoga e la casa della famiglia di Simone Pietro, c'è uno stretto collegamento fra la Chiesa e la famiglia. Anzi proprio perché prima si sono ritrovati insieme nella sinagoga, proprio perché adesso ci stiamo ritrovando insieme a messa, capiamo quello che è successo dopo, capiamo cosa succede se viviamo anzitutto questo momento di preghiera rivolta al Signore.

Gesù è invitato a pranzo nella casa di Simone e Andrea, che sappiamo erano due fratelli. Anche noi oggi dopo la Messa pranzeremo insieme in particolare con gli sposi che quest'anno festeggiano un anniversario e questo stretto collegamento tra la mensa eucaristica e la mensa della famiglia è frutto dell'esempio di Gesù.

Entrato nella casa di Simone Pietro il Vangelo ci dice: la suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei, la suocera. Intanto impariamo che Simone era sposato, probabilmente tutti gli apostoli eccetto Giovanni erano sposati, avevano una famiglia, addirittura impariamo che Simone aveva preso in casa con sé la madre della moglie. Questo non è una cosa abituale neppure adesso, pensate a quel tempo.

Ma ci fa capire molte cose: ci fa capire che Simone era un marito affettuoso, che si prende cura non solo della moglie ma anche della madre della moglie e l’ha presa in casa con sè.

Appena Gesù entra subito gli parlarono di lei. Subito, la prima che gli dicono è: la madre di mia moglie è ammalata, non è che gli chieda di guarirla, forse non ci pensava neppure, ma dimostra che questa anziana donna era proprio al centro della famiglia, c'era un rapporto affettuoso ed erano preoccupati per la sua malattia.

Davvero com'è bello tutto questo, quale insegnamento ci offre!

Gesù si avvicinò e la fece alzare, prendendola per mano. Anche Gesù compie un gesto non solo di vicinanza ma di affetto, la prende per mano e la fa alzare, noi potremmo dire risorgere, perché è lo stesso verbo usato per la resurrezione di Gesù.

È davvero molto bello questo stretto collegamento tra la sinagoga e la casa, fra la chiesa e la famiglia. L'aver partecipato insieme al culto del Signore ci fa capire che non ci sono soltanto i legami di sangue, ma c'è una fraternità che è frutto della comune paternità di Dio.

Quando veniamo a Messa recitiamo sempre il Padre Nostro ed è questo che ci rende figli di Dio, fratelli tra di noi, che ci rende famiglia di Dio e ci fa capire che gli altri non sono altri, ma sono fratelli. Se viviamo nella verità questa esperienza di fraternità nella preghiera, non possiamo non vivere la fraternità anche nella famiglia e nella società.

Perché il bello della famiglia è proprio questo: i genitori sono chiamati a trasmettere la vita, ma anche a trasmettere la fede, perché è la fede che ci dona una speranza che va oltre ogni orizzonte terreno. I genitori sono chiamati ad educare i figli nella vita e nella fede, a insegnare a parlare ma anche a pregare ed è la famiglia questo luogo di incontro, che è reso possibile se gli sposi per primi capiscono che quello che li unisce è l’amore, ma è anche la grazia del Signore, è la fede condivisa. Davvero non c'è unione più profonda e più intima del condividere la fede, cioè di condividere la speranza profonda che ci viene dal sapere che Dio è padre, che si prende cura di noi, perché siamo suoi figli amati.

Allora capiamo come sia una grazia grande unire tutte queste dimensioni che in realtà sono una sola, una dimensione civile e una dimensione religiosa: in realtà è un’unica dimensione umana di chi riconosce in ogni uomo la dignità di figlio di Dio, di fratello l’uno per l'altro.

Capiamo perciò che abbiamo davvero tanti motivi per fare festa e per questo fra poco, dopo un breve momento di silenzio, inviterò tutti gli sposi a rinnovare le promesse nuziali per fare della famiglia il fondamento certo della società, di una società fraterna che vive nella pace, per fare della famiglia anche il fondamento della comunità cristiana.

Invito tutti gli sposi presenti, non solo quelli che festeggiano anniversari importanti, mi permetto di invitare anche i vedovi, perché nella fede il loro amore e la loro unione continua in questo orizzonte che supera ogni limite umano, che ci invita a fare festa e a sentirci uniti alla Madre del Signore, che dal cielo fa festa insieme con noi.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Marzo 2018 16:47  

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