La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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III Domenica di Pasqua 15 aprile 2018

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III Domenica di Pasqua

15 aprile 2018

At 3,13-15.17-19, dal Sal 4, 1Gv 2,1-5a,Lc 24,35-48

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Oggi è la terza domenica di Pasqua, ma è anche la terza domenica di aprile e per questo io sono molto contento, perché così sono presenti i ragazzi del catechismo di terza elementare. Sono loro che animeranno questa liturgia ed io posso chiedere il loro aiuto per spiegare l'insegnamento che oggi Gesù ci rivolge nel Vangelo.

Sapete che per capire le parole di Gesù sono abituato ad iniziare con una domanda, che rivolgo a voi ragazzi di terza: che segno c’è in chiesa oggi che ci aiuta a capire il Vangelo? Di solito lo mettiamo sull’altare, ma avete visto che oggi sull'altare non c'è niente e allora bisogna guardare da qualche altra parte. C'è il cero pasquale, che è simbolo di Gesù risorto, ma c'era anche domenica scorsa, i fiori c'erano anche domenica scorsa, allora cosa c'è di un po' strano oggi? (continua a leggere)

Io penso che entrando vi siate accorti che i banchi della chiesa sono sistemati in modo diverso dalle altre domeniche, perché al centro della chiesa abbiamo messa un alberello di ulivo. Questo vuole essere il segno della pace, proprio così, e lo abbiamo messo lì, al centro della chiesa, perché abbiamo in programma per il pomeriggio di oggi alle 17 un concerto della nostra orchestra, la Bologna Youth Chamber Orchestra, perché oggi è l'anniversario della preghiera della pace, che Papa Francesco ha fatto insieme ad ebrei e musulmani tre anni fa nei giardini vaticani. Papa Francesco insieme ad ebrei e musulmani ha piantato un alberello di ulivo.

Anche noi dopo l'abbiamo piantato qui a Bologna e quello simbolicamente è l'ulivo della pace. Oggi pomeriggio ci riuniremo attorno a questo ulivo della pace per ascoltare un concerto, per capire che se tutti insieme ci uniamo anche con strumenti diversi, con voci diverse, formiamo un'unica armonia, un grande segno di pace.

Davvero ci rendiamo conto quanto sia attuale questo pregare per la pace, perché purtroppo in questi giorni il mondo ha tanto bisogno di pace, ci sono ancora tanti pericoli che minacciano la pace e vogliamo raccogliere l’invito di Papa Francesco, ma anche di tutti gli uomini di buona volontà, ad unirsi per pregare e per costruire la pace.

Ma c'è anche un altro motivo che mi ha spinto a mettere al centro della chiesa questo albero di ulivo, questo ulivo della pace, che è ancora più importante, ed è quello che abbiamo letto nel Vangelo. Il Vangelo di oggi parla di Gesù risorto che si rende presente in mezzo ai suoi discepoli nel cenacolo, cioè nel luogo dove Gesù durante l'ultima cena aveva istituito l'Eucarestia. Noi possiamo dire che questa chiesa è il cenacolo, perché qui celebriamo l'Eucarestia e quando noi cristiani - che siamo discepoli di Gesù - ci riuniamo insieme, la domenica soprattutto, Gesù risorto misteriosamente ma materialmente si rende presente nel sacramento del pane e del vino.

Cosa dice Gesù risorto, quando si rende presente nel cenacolo in mezzo ai discepoli? Mentre parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: pace a voi. La pace è il saluto di Gesù risorto, più ancora è il dono di Gesù risorto. In fondo se vogliamo la pace, capiamo che solo Gesù ce la può donare.

È proprio rivolgendosi a Gesù che oggi, come ogni giorno, vogliamo pregare per la pace, perché la doni a noi e all’umanità intera.

In che modo Gesù ci dona la pace? Dopo aver detto ‘pace a voi’, che cosa fa Gesù? Guardate le mie mani e i miei piedi. Gesù mostra le mani e i piedi ai suoi discepoli e i discepoli vedono le ferite dei chiodi con cui Gesù era stato inchiodato sulla croce.

Ecco, la pace ce la può donare solo uno che ha fatto come Gesù, in qualche modo solo chi si lascia inchiodare sulla croce, chi non fa violenza, piuttosto accetta di subire violenza. Oggi tanti pensano di portare la pace con la violenza, volendo distruggere l'altro con una violenza ancora più grande. No, così si rischia di aumentare la violenza: la guerra non porta la pace. La pace si porta se, come Gesù, ci mettiamo dalla parte di chi soffre, non rimaniamo insensibili, ma come Gesù prendiamo l'iniziativa per costruire la pace nella giustizia, per dire “ecco io vengo per servire la pace”. La pace è frutto di chi si mette al servizio degli altri, della giustizia, della libertà, della dignità di ogni persona.

Gesù ci dona la pace, facendoci anche un altro dono. Come dice il Vangelo: allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture. La pace deriva dalla capacità di capire le Scritture, dalla capacità di capire che quello che è successo a Gesù è il compimento del grande progetto di Dio, che misteriosamente comprende anche la croce, la sofferenza, ma che é un progetto di resurrezione, di vita nuova. È questo che ci permette di sperare, perché nonostante tutto Dio realizza il suo progetto che è progetto di salvezza, progetto di pace, di fraternità.

E val la pena impegnarsi per la pace, perché siamo sicuri che grazie alla potenza di Dio, che è potenza di resurrezione, il bene è destinato a vincere il male, la vita a trionfare sulla morte.

Allora chiedo un aiuto proprio a voi ragazzi, soprattutto a voi ragazzi di terza elementare, di potere ricevere la pace da Gesù per portarla a tutti. Lo faremo durante questa Messa con un gesto. Vi inviterò tutti a venire attorno all’altare, dove si celebra l’Eucarestia, nel momento in cui cantiamo il Padre Nostro, il momento della cena, il momento in cui Gesù nel sacramento del pane e del vino si trova ancora tra noi. Voi dovete ancora aspettare un mese o poco più e poi potrete anche voi partecipare all’Eucarestia, facendo la comunione. Ma vi invito oggi a venire attorno all'altare e dopo aver cantato il Padre Nostro a scambiarci fra di noi un segno di pace: sarò io che darò a tutti voi un abbraccio di pace, per cui voi poi andiate per tutta la chiesa a portarlo ai vostri genitori, ai vostri amici, ma anche a tutti i presenti, per capire davvero che la pace viene dal sentirsi tutti figli dello stesso padre che è Dio, dal sapere che siamo fratelli fra di noi e ricevendo la pace del da Gesù la possiamo portare nel mondo.

Mentre ringraziamo il Signore, che morendo e risorgendo per noi ci ha donato la pace, preghiamo perché questa pace anche attraverso di noi si diffonda nel mondo e si realizzi in pienezza il grande desiderio di Dio, il suo regno di giustizia, di amore e di pace.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Aprile 2018 17:35  

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