La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home La Parrocchia Parola attraverso le omelie XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

E-mail Stampa PDF

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

1 luglio 2018

Sap 1,13-15; 2,23-24, dal Sal 29(30), 2Cor 8,7.9.13-15, Mc 5,21-43

Fanciulla, io ti dico: Àlzati!

Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi, Dio infatti ha creato tutte le cose perché esistano. Sono le parole con cui inizia oggi la prima lettura: sono parole bellissime, sono anche le parole più adeguate per ricordare oggi Saverio, Saverio Villa, il nostro organista morto all'improvviso ancora giovane, due anni fa.

Sono parole che ci permettono di rivolgerci con speranza a Dio, perché sappiamo che Dio è il Dio della vita e lui si rallegra per la vita, non gode per la morte, perché ha creato tutte le cose per l'esistenza.

Che questo sia vero è dimostrato anche da quello che ha fatto Gesù e che oggi il Vangelo ci ha fatto riascoltare. Gesù interviene prontamente per guarire chi è malato, addirittura per far risorgere dai morti. (continua a leggere)

Oggi infatti il Vangelo ci ha raccontato due miracoli di Gesù. Il primo è un miracolo di guarigione, il secondo di resurrezione: due miracoli diversi, ma che testimoniano che Gesù ama la vita, perché guarisce chi è ammalato, fa risorgere chi è morto.

Il primo miracolo riguarda una donna che da dodici anni era malata, a cui basta toccare Gesù per essere guarita. Nel secondo miracolo si tratta di una bambina di 12 anni tanto amata dai suoi genitori: il suo papà si rivolge a Gesù per chiedergli che venga presto. Gesù non ha un attimo di esitazione e va, anche se durante il percorso prima che giunga alla casa di questa famiglia arriva la notizia della morte della bimba. Qualcuno dice ‘ormai è morta e non c'è più niente da fare, non disturbare ancora il Maestro, non disturbare Gesù’. Ma Gesù ‘prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!’, e questa bambina risorge.

Allora noi, che oggi ricordiamo Saverio morto all'improvviso ancora giovane, non possiamo non chiederci: Gesù non poteva fare così anche con noi, anche con Saverio, perché non l'ha guarito, perché ha permesso che morisse all'improvviso sottraendolo all'affetto, all'amicizia, alla stima dei tanti?

Ebbene sì, Gesù poteva farlo: il Vangelo ci mostra che Gesù tante volte, anzi in qualche modo tutte le volte che gli è stato chiesto, è intervenuto per guarire e far risorgere. Ma Gesù ha voluto fare ancora di più, non si è accontentato di guarire e di fare risorgere, Gesù ha voluto morire lui.

Questo può sembrare paradossale, ma in realtà è davvero il dono più grande, il dono decisivo perché, lo capiamo, la morte non la si vince procrastinandola, un malato può guarire ma sappiamo che inesorabilmente dopo un po' di tempo ognuno ritorna ad ammalarsi e muore. Anche i bambini, come questa bambina che risorge, forse è vissuta a lungo, ma anche questa bambina alla fine è morta. E se Gesù si accontentasse solo di guarire e far risorgere sarebbe un dono che dura poco.

Gesù ha voluto sconfiggere la morte per sempre e dare a tutti noi la speranza certa della resurrezione. Per questo è morto lui per noi per farci capire fino a che punto ci vuol bene, fino a che punto ama la vita, perché il male si sconfigge solo con il bene, la morte si sconfigge solo con un amore più grande.

Ed è quello che celebriamo oggi, anzi ogni domenica noi veniamo a Messa per fare memoria della morte di Gesù e della sua resurrezione, perché la morte di Gesù ci dice che è più forte il suo amore, è più forte la sua volontà di salvezza, lui è il Dio che davvero ama la vita e ha fatto ogni cosa per l'esistenza. È per questo che ha preso su di sé la nostra fragilità, la nostra condizione mortale e morendo ha sconfitto la morte ed è risorto per dare a tutti noi la certezza della resurrezione.

Vorrei ricordare così Saverio per l'affetto, per l'amicizia che ci legava, penso ai suoi familiari, ai tanti amici, ma lo ricordo soprattutto per quello che ci ha dato generosamente, in qualche modo esageratamente. Il suo amore per la musica lo portava non solo a suonare tutte le domeniche, lo portava a suonare tutti i giorni. Chi entrava in chiesa ogni mattino per parecchie ore sentiva la musica dell’organo: era Saverio che suonava, si esercitava, riempiva questa chiesa di musica.

Davvero è il bene che vince, in qualche modo è questo eccesso ad essere come un segno che il male si sconfigge con il bene, che la morte si sconfigge donando la propria vita, morendo come ha fatto Gesù: allora diventa un giorno di resurrezione.

Oggi è un giorno di festa e il ricordo ci riempie di consolazione, di gratitudine e, pur ancora nella tristezza di una mancanza che sentiamo, sappiamo che non solo è colmata ma è vinta da questo amore per la vita di Gesù e, vorrei aggiungere, dall'amore per la musica di Saverio che ci riempie di speranza e di gioia.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Sabato 14 Luglio 2018 17:34  

Calendario Eventi

August 2018
M T W T F S S
30 31 1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31 1 2

Ricerca

whosonline

 90 visitatori online

Galleria di Immagini

_mg_6751.jpg