La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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TUTTI I SANTI – Solennità

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TUTTI I SANTI - Solennità

01 novembre 2018

Ap 7,2-4.9-14, Dal Salmo 23 (24), 1Gv 3,1-3, Mt 5,1-12°

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

 

Poco prima dell'inizio della Messa le ragazze del coro mi hanno chiesto se oggi dovevano cantare l'inno di gloria. Io ho fatto il volto un po' sorpreso per dire: certo, perché non c'è giorno più di ogni altro in cui cantare questo inno Gloria di Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà, perché è questo che ci fa capire cos'è la santità, cosa significa essere santi.

La santità è lo splendore della gloria di Dio, ma è già qui sulla terra come pace. Questa pace viene dalla fiducia di essere già figli di Dio, fratelli tra di noi, dal condividere nella solidarietà le risorse così straordinarie che il Signore ci ha dato. La santità ha sempre una dimensione trascendente, ultraterrena di gloria, ma anche una dimensione storica molto concreta di pace, di fraternità tra noi. (continua a leggere)

Vorrei cogliere proprio questo come chiave anche per intendere queste straordinarie pagine della Scrittura che la solennità dei Santi ci ha fatto ascoltare, perché si parla dei Santi del cielo, ma si parla anche di noi chiamati ad essere santi fin d'ora qui sulla terra. In fondo questo è il senso stesso della presenza della Chiesa nel mondo, di essere la primizia di una umanità nuova, di un modo nuovo di vivere, di relazionarci tra di noi.

Mi pare di poter dire che ogni anno che passa si capiscono sempre meglio queste letture per alcuni aspetti sorprendenti, paradossali.

E mi fermo per una breve annotazione su ciascuna delle tre letture che abbiamo ascoltato.

L'apostolo Giovanni nell'Apocalisse ha davanti a sé questa grande visione: i 144.000 redenti del popolo d'Israele e una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, che  sta davanti al trono di Dio proveniente da ogni tribù, popolo, nazione della terra. E Giovanni domanda: chi sono questi? E la voce gli risponde: sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello.

La grande tribolazione: certamente questa espressione si riferisce alle persecuzioni che i cristiani già all'epoca in cui Giovanni scrive l'Apocalisse stanno subendo. Migliaia e migliaia di cristiani vengono perseguitati, torturati, uccisi per il nome di Gesù. Sono loro a godere della gloria di Dio. Certo lungo la storia questo è continuato, non solo nei primi secoli della Chiesa, ma anche oggi i cristiani sono perseguitati e anche noi dobbiamo vivere con la consapevolezza di passare attraverso la grande tribolazione.

Anche noi cristiani di Occidente, che godiamo almeno di una condizione di libertà, di pace perché non siamo perseguitati - non so se è esagerato dirlo - stiamo subendo la persecuzione, anzi meglio la tribolazione del vuoto. Anche questa grande festa che ci vede così in pochi ci fa capire questa condizione davvero incoerente. Dovrebbero esserci le chiese piene, dovrebbe alzarsi un inno, un canto che scuota le pareti. Siamo pochi, lasciatemi dire vecchi, ma è proprio partendo da questa pagina dell’Apocalisse che capiamo che questo diventa un’occasione, anzi una via di santità.

Io sono convinto che è il Signore che ci fa passare attraverso questo momento di purificazione, in cui le nostre forze vengono meno, non solo per farci scoprire che é lui - non noi - che salva il mondo, ma anche che se la viviamo come martirio, cioè come testimonianza, allora questa tribolazione è capace di rigenerare la Chiesa e rigenerare l'umanità intera.

Mi sembra che questa pagina della Apocalisse ci inviti ad essere estremamente realisti. La tribolazione appartiene alla storia della Chiesa di tutti i tempi, anche a noi oggi, ma poiché vi appartiene diventa un momento in cui si manifesta la gloria di Dio. Nella fede possiamo davvero viverla nella pace, non perché non sia un dolore lancinante vedere le chiese che si svuotano, ma perché è un martirio, una testimonianza che siamo chiamati a rendere in questo nostro tempo.

Ci sostengono in questa lettura anche le altre pagine.

Carissimi: vedete quanto amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente. Lui ci conosce, ma c'è una realtà sconosciuta al mondo, che è già presente, ed è la nostra condizione di figli. È appunto la gloria di Dio, ma anche la pace che viviamo forse a partire dalla pace del nostro cuore.

E così la beatitudine: questa pagina certo paradossale del Vangelo ‘Beati i poveri’ - quando tutto il mondo va nella direzione contraria - ci fa capire che questo può rigenerare la storia, andando esattamente nella direzione contraria di oggi, in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Mettersi dalla parte dei poveri per scoprire la beatitudine diventa pace già adesso e diventa prospettiva di gloria.

Allora capiamo quale dono grande sia poter celebrare la festa dei Santi, viverla come pace nella prospettiva della gloria legata non alle nostre capacità, alle nostre forze - che in ogni caso sono inadeguate - ma legata alla potenza di Dio che ha già vinto nel Signore Gesù.

(Dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Novembre 2018 08:52  

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