La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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EPIFANIA DEL SIGNORE 6 gennaio 2019

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EPIFANIA DEL SIGNORE

6 gennaio 2019

Is 60,1-6, dal Sal 71, Ef 3,2-5.5-6, Mt 2,1-12

Siamo venuti dall'oriente per adorare il re.

Epifania significa manifestazione, ma oggi che cosa ci viene manifestato? Oggi ci viene manifestato il segreto, il mistero, quel mistero che Dio aveva tenuto nascosto per secoli e secoli e finalmente oggi ci viene rivelato. Lo dice con parole molto belle, molto chiare l’apostolo Paolo nella lettera agli Efesini, che abbiamo ascoltato come seconda lettura. ‘Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio a me affidato a vostro favore. Per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero; esso, questo mistero, è il segreto di Dio, non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito’.

Per questo l'Epifania è un grande giorno, perché finalmente possiamo capire che cosa Dio ha nel cuore, qual è il segreto nascosto da secoli. E qual è il contenuto di questo mistero? Dice Paolo che le genti sono chiamate in Cristo Gesù a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, a essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo. (continua a leggere)

 

Le genti, cioè i popoli, tutti i popoli della terra, gli europei, gli asiatici, gli africani, gli americani, gli australiani, tutti i popoli sono chiamati a condividere la stessa eredità. Paolo, che era un ebreo, sapeva che gli ebrei sono il popolo di Dio, il popolo eletto, gli altri sono i popoli. Ebbene Israele è il popolo di Dio e tutti i popoli della terra sono chiamati a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della stessa promessa.

 

Ci rendiamo conto di quanto sia attuale questa rivelazione: il fenomeno della globalizzazione, che è caratteristico della nostra epoca e che diventa sempre più grande e genera anche preoccupazioni, se guardato con fede diventa una straordinaria opportunità perché si realizzi finalmente questo che è il progetto di Dio, il mistero, il segreto di Dio: tutti i popoli sono chiamati a condividere la stessa eredità, non solo a formare un popolo solo, ma a formare lo stesso corpo.

Per questo l'Epifania è un giorno pieno di luce, perché ci permette di vedere al di là delle tenebre della storia, al di là delle preoccupazioni che ci affliggono che c'è un progetto di Dio che si va realizzando ed i magi, di cui ci parla il Vangelo, sono i primi, sono il segno di tutti i popoli in cammino, perché in Gesù tutti possiamo condividere la stessa eredità.

In che cosa consiste questo cammino, come possiamo anche noi metterci in cammino seguendo l'esempio dei magi?

Vorrei fare appena qualche sottolineatura a questa bellissima pagina del Vangelo sul cammino dei magi che dall'Oriente giungono a Betlemme per adorare il bambino.

Anche noi dobbiamo metterci in cammino, facendo come i magi che hanno guardato le stelle. I magi, come sappiamo anche dalla storia, erano degli studiosi che osservavano la natura e, contemplando le stelle, si sono accorti che c'era qualcosa di nuovo, forse una stella nuova e per questo si sono messi in viaggio.

Anche noi dobbiamo ricontemplare la natura, tener conto dei cambiamenti che ci sono; anche questa è una caratteristica della nostra epoca: i cambiamenti della natura, i cambiamenti climatici di cui tanto si parla e le tante teorie per spiegarli. Io non so prendere posizione dal punto di vista scientifico, ma possiamo certo dire che è necessario per tutti riscoprire la natura, riscoprire le leggi della natura e lasciarci guidare dalle leggi della natura, perché l'universo, la terra è la nostra casa comune: soltanto rispettando la natura possiamo avere un futuro.

Allora in questo l'inizio del cammino il rispetto delle leggi della natura diventa uno stile sobrio di vita che non spreca, che non inquina, ma si preoccupa e si impegna anche con scelte coraggiose perché l'universo, la terra, la nostra casa comune sia casa ospitale per tutti i popoli della terra.

Questo è il primo passo, ma certo i magi non sarebbero giunti alla meta semplicemente seguendo la stella. Arrivati a Gerusalemme, hanno bisogno di porre delle domande: dov'è il re dei giudei che è nato? La risposta viene dalla Scrittura, è il profeta che aveva scritto: tu Betlemme, terra di Giuda. All'osservanza della natura dobbiamo aggiungere l'ascolto della Parola del Signore.

Abbiamo questo dono e questa responsabilità di far conoscere la Parola del Signore, il Vangelo. L'annuncio del Vangelo che Dio è padre permette il cammino di tutti i popoli per formare lo stesso corpo, l'unica famiglia dei figli di Dio e a noi cristiani è affidato questo compito ancora più urgente nella situazione di oggi.

L’ultima sottolineatura: i magi guidati dalla stella e dalla Scrittura arrivano e si prostrano davanti al bambino, quel bambino è Gesù, ma in qualche modo è anche ogni bambino che abita sulla terra. Dobbiamo mettere di nuovo al centro i bambini, che significa anche le generazioni future. E perché i bambini possano crescere in un mondo in cui è bello vivere dobbiamo noi oggi compiere delle scelte di giustizia, delle scelte di autentico riconoscimento dei diritti di ogni bambino.

Capiamo allora quanto sia attuale la festa di oggi: è davvero una epifania, una manifestazione dei progetti di Dio e mi piace fare ancora il collegamento con il presepio che abbiamo fatto quest’anno; Gesù bambino assume i colori di tutte le razze del mondo, di tutti i popoli della terra. Gesù è uno solo, ma Gesù ha voluto essere simile a tutti i popoli della terra, perché tutti i popoli della terra si sentissero e sapessero di essere chiamati a diventare come lui figli di Dio, a partecipare della stessa promessa, della stessa eredità.

Ed è bello che oggi nella nostra Chiesa di Bologna, in cattedrale, il Vescovo ci abbia invitato alla Messa di tutti i popoli: la Messa di questa sera presieduta dell'Arcivescovo sarà partecipata da tutte quelle che chiamiamo le comunità etniche cristiane e il canto sarà in 22 lingue diverse, perché anche in mezzo a noi ci sono già tutti i popoli della terra.

Ed è attorno a Gesù, celebrando l’Eucaristia, che ci riconosciamo destinatari di questo grande progetto di Dio e sia questa la luce che portiamo nel mondo.

(dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Gennaio 2019 19:09  

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