La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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IV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

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IV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

3 Febbraio 2019

Ger 1,4-5.17-19, dal Sal 70, 1Cor 12,31 - 13,13, Lc 4,21-30

Gesù come Elìa ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.

 

Oggi Gesù è in difficoltà. Perché è in difficoltà? Lo abbiamo ascoltato dal Vangelo. Gesù era appena ritornato nella sua città, Nazareth, dove aveva vissuto con la sua famiglia e quel giorno era entrato nella sinagoga, dove tante volte era entrato da bambino, da giovane e aveva tenuto lì il suo primo discorso. All'inizio aveva ricevuto tante lodi, ma poi dopo le lodi erano arrivate tante critiche. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca. Davvero aveva fatto un bellissimo discorso, ma subito dopo dicevano ‘non è costui il figlio di Giuseppe il falegname, chi pretende di essere, cosa vuole insegnarci lui che è figlio di un falegname?’(continua a leggere)

Gesù ci è rimasto molto male, tanto che arriva a dire “nessuno è profeta in patria”. Sono proprio i suoi compaesani che lo disprezzano, che lo rifiutano, anzi arrivano addirittura a volerlo gettar giù dal monte, su cui era costruita Nazareth.

E’ un racconto che può apparire strano: questo passaggio dalle lodi, dalla gioia alla critica, alla tristezza.

Ma penso di aver capito qualcosa, preparandomi a fare questa omelia nel giorno della festa delle famiglie, pensando in particolare agli sposi che hanno celebrato qui in questa chiesa il loro matrimonio, in questa chiesa in cui tanti erano venuti da piccoli, in questo giorno così pieno di gioia. Poi non è detto che tutto sia andato liscio, qualche volta dopo la festa del matrimonio si sperimentano difficoltà ed é triste quando le difficoltà vengono proprio da quelli di casa.

Allora è bello vedere che anche Gesù ha sperimentato queste difficoltà. Lui, che era stato accolto con gioia, dopo si sente addirittura rifiutato: vorrei dire che proprio in questo Gesù ci dà un grande esempio, anzi ci fa capire che cosa significa amare, ci fa capire che cos'è la famiglia.

Io me lo sono sentito dire molte volte. Voi preti, quando parlate di famiglia, parlate sempre della famiglia unita, ricca di figli, dove le cose vanno bene, mentre ci sono tanti oggi che sperimentano anche il dolore nella vita di famiglia, sperimentano addirittura la separazione.

Allora tanti mi hanno detto “io non mi sento più bene a venire in chiesa, perché la Chiesa pensa sempre a famiglie perfette e la mia famiglia non è perfetta”.

Allora ringrazio il Signore che oggi ci fa ascoltare questa pagina del Vangelo, in cui ci dice che anche lui ha sperimentato queste difficoltà e ci fa capire che l'amore, soprattutto l'amore coniugale, non è quello in cui è garantito che tutto vada sempre bene. Anzi l’amore, di cui Gesù ci è esempio, è un amore crocifisso.

Questo è il modo di amare di Gesù. Anche quando è stato addirittura tradito, abbandonato dai suoi amici e condannato a morte dal suo popolo, lui ha continuato ad amare e a dare la sua vita per la salvezza di tutti, perché questo è l'amore, quell'amore di cui abbiamo ascoltato oggi nella seconda lettura, nel bellissimo inno alla carità.

La carità è questo: è un amore gratuito che dà senza aspettarsi di ricevere il contraccambio, che dà e ama per la gioia dell'amore. Anche quando non si riceve il contraccambio l'amore è sorgente di quella gioia che è la gioia di Gesù, la gioia per la gioia, di chi certo sperimenta anche la fatica, addirittura la sofferenza, ma che sa che l'amore è più forte.

È l'amore degli sposi e, lo sapete bene, è l'amore dei genitori. Un genitore ama il figlio anche quando non è ricambiato, perché chi ama non può far altro che così, “amare per la gioia di amare”.

Allora capiamo che abbiamo bisogno di guardare a Gesù, di imparare da lui ad amare in questo modo, perché è questa non solo la sorgente della consolazione, della gioia, ma è anche la sorgente della vita, è la possibilità di dare un futuro alle famiglie e all’umanità intera.

È questo dono, questo autentico servizio a cui gli sposi e i genitori sono chiamati per la crescita non solo dei figli, ma per la crescita della Chiesa e dell'umanità intera.

Vi ringrazio davvero carissimi sposi, vi ringrazio famiglie tutte, e vi invito a rinnovare qui davanti all'altare, davanti a questa bellissima immagine della Madre del Signore, le vostre promesse nuziali.

Ho chiesto ai bambini del catechismo se vi vengono a ‘tirar fuori’ dai banchi e portare qui al centro della chiesa. Vorrei anzitutto che venissero qui davanti all'altare gli sposi che ricordano quest'anno il primo, il venticinquesimo anno di matrimonio, non siamo riusciti a raggiungere nessuno che fa i 50 anni, ma preghiamo anche per loro e poi chiedo anche a tutti gli altri sposi presenti di unirsi, perché tutti possiamo rinnovare queste promesse che sono la garanzia che in ogni caso l'amore è più forte anche dei momenti di fatica.

Guardando a Gesù, ritroviamo la grazia e la forza di amare, perché possiamo così unirci a Gesù nella sua risurrezione, nella sua festa senza fine.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Febbraio 2019 17:51  

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