La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

3 marzo 2019

Sir 27,4-7, NV 27,5-8, dal Sal 91, 1Cor 15,54-58, Lc 6,39-45

La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli una parabola. È così che inizia oggi il Vangelo che il diacono ha appena proclamato: non è un inizio scontato, che ci vuole aiutare a capire il significato della Parola, l'insegnamento che Gesù ci rivolge.

Quando parla Gesù, a chi si rivolge? Le domeniche scorse abbiamo ascoltato Gesù che parlava alle folle, le grandi folle che lo seguivano. Il Vangelo ci dice che un giorno erano più di 5000 uomini, senza contare le donne e i bambini, una grande folla, altre volte che Gesù parla agli scribi e ai farisei, sono quelli che lo criticano, che lo contestano, ancora Gesù si rivolge ai capi del popolo, che sono quelli che lo condanneranno a morte. (continua a leggere)

 

Oggi Gesù parla ai suoi discepoli. Mi piacerebbe chiedere ai ragazzi chi sono i suoi discepoli, i discepoli di Gesù. Siamo noi che abbiamo ascoltato Gesù e lo riconosciamo maestro, Signore. Allora queste parole rivolte ai discepoli di Gesù sono rivolte a noi.

 

Sottolineare questo ci aiuta a capire cosa Gesù vuole oggi insegnarci. In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: Può forse un cieco guidare un altro cieco, non cadranno tutti e due in un fosso? Se queste parole sono rivolte ai discepoli significa che anche fra i discepoli c’è qualcuno che è cieco e se uno è cieco non può guidare un altro, perché se un cieco guida un altro cieco tutti e due cadono in una fossa.

Che cosa ci vuol far capire Gesù? Gesù ci vuol far capire che anche tra noi, tra i suoi discepoli, non tutti hanno gli occhi per vedere e per guidare gli altri, perché questo è il compito dei discepoli, dei cristiani di essere di esempio per tutti gli uomini e guidarli sulla via del bene, la retta via, la via della giustizia e della pace.

Ma se anche noi siamo ciechi, come possiamo guidare gli altri?

Subito dopo Gesù dice che non è che siamo ciechi, ma abbiamo come una trave nell'occhio e non riusciamo ad aiutare gli altri che hanno una pagliuzza.

Dice: togli prima la trave che è nel tuo occhio e dopo potrai togliere la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e tutti e due vedrete bene.

Ancora una volta che cosa ci vuol dire Gesù?

È proprio la prima domanda che ho fatto all'inizio della Messa per cogliere fino in fondo l'insegnamento di Gesù, perché oggi è la domenica di carnevale, è la domenica che ci ricorda che mercoledì prossimo è il mercoledì delle Ceneri, l'inizio della Quaresima. Questo segno austero di ricevere la cenere sul capo ci invita a renderci conto che anche noi abbiamo bisogno di rinnovare la nostra vita, di rendere limpidi i nostri occhi, di lasciarci illuminare dal Vangelo per potere guidare l’umanità intera sulla via della salvezza, della pace, della giustizia.

È un invito rivolto ai discepoli, cioè a noi cristiani. Prima di dirlo agli altri dobbiamo ascoltarlo per noi questo invito a rinnovare la nostra vita, a renderla luminosa.

Vorrei cogliere l'ultima parola di Gesù e avviarmi anch'io alla conclusione. Dice Gesù nel Vangelo: l'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene, l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Dalla bocca esce quello che sovrabbonda nel nostro cuore, cioè le nostre parole fanno capire cosa c'è dentro di noi. Quando uno parla manifesta i suoi sentimenti e i suoi pensieri.

Allora vorrei invitarvi a dire una parola questa settimana, a dire durante la Quaresima una parola che deve uscire dal nostro cuore per fare capire cosa c'è dentro di noi. Vorrei invitare tutti i ragazzi, ma anche noi adulti, a dire la parola ‘scusa’.

Forse vi ricordate che è una delle tre parole che Papa Francesco ha insegnato a dire: grazie, permesso e scusa. Quando uno chiede scusa, quando uno chiede perdono fa capire che si rende conto di non aver fatto bene, gli dispiace e per questo chiede scusa, chiede perdono.

Ecco, vorrei davvero che sulla nostra bocca soprattutto in questo tempo di Quaresima fiorisse questa parola che rivela ciò che abbiamo nel cuore, rivela che siamo discepoli di Gesù e così ci lasciamo raggiungere dal suo invito a migliorare la nostra vita, a fare penitenza per rendercene conto e anche della necessità che il mondo intero ha di cambiare, di portare giustizia, pace.

Il mercoledì delle Ceneri secondo la tradizione della Chiesa è un giorno di digiuno e di astinenza: anche digiunando, astenendoci dalle carni facciamo capire che sentiamo la fame di tanti che nel mondo hanno fame, il bisogno di essere solidali con l'umanità intera che ha sete di acqua potabile, che ha fame soprattutto di giustizia e di pace.

È una parola, è un gesto con cui la Chiesa ci invita, anzi a cui Gesù ci invita, per poter aprire gli occhi, per poter guardare con uno sguardo limpido la realtà, il mondo e con il nostro esempio diventare capaci di guidare anche gli altri, anche i fratelli, perché il mondo intero rendendosi conto del proprio peccato, dell'ingiustizia possa aprirsi a questa straordinaria grazia che ci viene dalla Pasqua di Gesù, la vita nuova.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Marzo 2019 17:58  

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