La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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III DOMENICA DI QUARESIMA

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III DOMENICA DI QUARESIMA

24 marzo 2019

Es 3,1-8a.13-15, dal Sal 102, 1Cor 10,1-6, Lc 13,1-9

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Oggi è la terza domenica di Quaresima e la quarta domenica di marzo: questo fa sì che ad animare la liturgia oggi sono i ragazzi di quarta elementare, che sono invitati anche a pranzo in canonica insieme alle loro famiglie. In qualche modo è la loro domenica e io sono contento che ci siano, perché sono i più competenti per aiutarci, per aiutare me ma anche tutti voi a capire la Parola del Signore, a capire l'insegnamento che Gesù oggi ci rivolge nelle letture che abbiamo appena ascoltato.

Qual è il punto di partenza per capire? È guardare quello che è messo sulla mensa eucaristica e voi siete i più competenti a capirlo, perché essendo in quarta elementare avete già fatto la prima comunione e quindi siete capaci di capire tutte queste cose.  (continua a leggere)

Che cosa c'è oggi sulla mensa? C’è un cesto di frutta e poi ci sono i fiori, ma dovrebbe anche esserci una specie di roveto da cui sgorga una fiamma. Perché sono state messe queste cose? Lo capiamo, se ci ricordiamo quello che abbiamo ascoltato nelle letture e nel vangelo.

 

Iniziamo dalla prima lettura, cioè da quel roveto da cui spunta una fiamma. Che cosa ci ha raccontato la prima lettura? Ci ha parlato di Mosè che quel giorno, andando oltre il deserto, vide una cosa strana: un roveto, un cespuglio pieno di rovi, che bruciava senza consumarsi. Dopo un po’, quando il legno brucia, si consuma e diventa cenere: quel roveto invece continuava a bruciare senza consumarsi.

E questo è il segno.

Cos'è la fiamma rossa che abbiamo messo oggi sull'altare? Voi, che avete fatto la comunione, la riconoscerete certamente. Se vi guardate attorno, vedete che c'è la stessa fiamma anche in un altro punto della chiesa, esattamente di fronte a voi accanto al tabernacolo, perché quella fiamma rossa che trovate in tutte le chiese è il segno che dentro il tabernacolo è conservata l'Eucarestia, il pane consacrato, cioè il sacramento della presenza reale del Signore.

Voi sapete che, quando fate la comunione, quel pane che mangiate non è più pane della tavola, ma il corpo del Signore, è il Signore realmente presente in mezzo a noi, che ci ha promesso: “Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Nel sacramento dell'Eucarestia Gesù ha mantenuto la sua promessa ed è per questo anche che tutti noi siamo venuti a Messa oggi per nutrirci di quel pane, che è il corpo del Signore.

Anche questa lampada rossa che vedete accanto al tabernacolo arde sempre. È l'impegno dei sacrestani di non farla mai spegnere, quando si consuma il sacrestano ne mette subito una nuova, questa fiamma arde giorno e notte, perché qui è presente il Signore che rimane sempre con noi .

Mosè, che vede questo spettacolo così sorprendente, sente una voce: “Dio gridò a lui dal roveto Mosè “ - perché Dio conosce Mosè per nome, conosce ciascuno di noi per nome - e riprese: “Non avvicinarti, togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo”. Anche noi quando veniamo in chiesa dobbiamo essere ben consapevoli che questo è un luogo santo, è il luogo della presenza di Dio, dell'incontro con Lui.

Dio ordina a Mosè di togliersi i sandali. Lo fanno ancora i cristiani in Egitto, in molti fanno ancora oggi così: quando vanno in chiesa si tolgono i sandali e altri in Egitto hanno imparato a farlo dai cristiani copti come segno di rispetto.

Noi come segno di rispetto facciamo la genuflessione, facciamo il segno della croce con l'acqua benedetta per dimostrare che siamo consapevoli che, venendo in chiesa, siamo alla presenza di Dio.

E Mosè, che sente Dio che lo chiama, gli chiede: “ Ma chi sei tu, qual è il tuo nome? “ . E Dio cosa risponde, qual è il nome di Dio rivelato a Mosè? Troviamo qui il nome con cui Dio si presenta: “Dio disse a Mosè: Io sono colui che sono”. Io sono colui che sono. Che cosa vuol dire? Vuol dire che io sono colui che c'è sempre, che sono qui accanto a te nei momenti della gioia, ma anche nei momenti del dolore, io ci sono dice il Signore, io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo.

Ed è vero, certo in modo misterioso, come quel roveto che ardeva senza consumarsi, come questo pane spezzato e grandi segni della presenza di Dio in mezzo a noi.

Prima di trarre qualche conclusione, vi chiedo di guardare cosa c’è dall’altra parte della mensa eucaristica. Questo cesto di frutti perché è stato messo sull'altare? Lo capiamo, se ricordiamo il vangelo e in particolare le ultime parole della pagina del Vangelo che il diacono ha proclamato, dove si parla di un albero di fico che non portava frutto. Il suo padrone lo vorrebbe tagliare, perché a cosa serve un albero che non porta frutti? Ma il servo, il contadino, dice al padrone: “No, aspetta, aspetta ancora un anno e io lo zapperò attorno, lo concimerò e vedrai che anche quest’albero porterà frutto”.

Io ho voluto mettere sull'altare questo cesto pieno di frutti per dire anche noi al Signore “Abbi pazienza, aspetta ancora un po' e porteremo frutti.”

Allora chiedo a voi e anche agli adulti quali sono i frutti che dobbiamo portare, che cosa oggi ha bisogno di un'attenzione speciale, perché possa crescere e portare frutto?

Vorrei dire agli adulti che ciò che oggi ha bisogno di un'attenzione speciale è proprio la cura dei bambini, l'educazione. Sono troppi gli episodi in cui i bambini sono oggetti non solo di disattenzione, ma anche di violenza.

No, noi dobbiamo proprio prenderci questo impegno di coltivare, di far crescere, di educare i bambini. La società ne ha un bisogno enorme e solo se come adulti rinnoveremo il nostro impegno educativo allora potremo guardare al futuro con speranza.

Capiamo che questi sono problemi che riguardano il mondo intero, che riguardano l'Italia, che riguardano Bologna, penso bene che capiate a che cosa mi riferisco.

Lo dico anche a voi ragazzi, proprio a voi, soprattutto di quarta elementare, ragazzi del catechismo: che cosa è necessario, perché possiate portare frutto? È necessario fare come il contadino che dice: voglio impegnarmi ancora un anno a zappare, a concimare.

È questo impegno di perseveranza, che si esprime soprattutto nella fedeltà al catechismo, nella fedeltà alla partecipazione alla Messa domenicale.

Non si può dire che è stato gettato il seme e l'albero cresce da solo: bisogna coltivarlo, bisogna zappargli attorno, concimarlo, magari innaffiarlo. Questo è l'impegno di perseveranza che ci fa capire come sia essenziale per la vita cristiana ogni domenica, ogni settimana, ogni giorno rinnovare l'impegno di fedeltà, perché nella perseveranza porteremo frutti abbondanti di salvezza, di pace, di gioia.

( dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Aprile 2019 16:19  

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