La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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Catechesi giovani adulti


Catechismo della Chiesa Cattolica Articolo 4 IL QUARTO COMANDAMENTO

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Catechismo della Chiesa Cattolica

- Parte terza, La vita in Cristo

- Sezione seconda, I dieci comandamenti

- Capitolo secondo, "Amerai il prossimo tuo come te stesso"

- Articolo 4, Il quarto comandamento

Riferimenti : http://www.vatican.va/archive/ITA0014/__P7P.HTM

CAPITOLO SECONDO

“AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO”

2196 Rispondendo alla domanda rivoltagli sul primo dei comandamenti, Gesù disse: “Il primo è: "Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". E il secondo è questo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Non c'è altro comandamento più importante di questo” ( Mc 12,29-31 ).


 

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Ritiro Quaresimale, 11 marzo 2012, Meditazione di Don Stefano

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Parrocchia dei Ss. Bartolomeo e Gaetano

Itinerario di catechesi giovani e adulti 2011/2012

Ritiro Quaresimale

11 marzo 2012

Meditazione di Don Stefano

Trascrizione senza revisione dell'autore

 

Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. E’ questo versetto della Lettera agli Ebrei, versetto 24 del capitolo 10º, che è il cuore del messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2012, che vogliamo mettere al centro di questo ritiro.[i]

Penso che per qualcuno sia stato una bella scoperta sapere che il Papa aveva rivolto un messaggio per la Quaresima. Devo dire che ogni anno il Papa rivolge un messaggio per la Quaresima e penso valga la pena cogliere l'occasione per diventare innanzitutto noi attenti al messaggio, all'insegnamento che il Papa rivolge alla Chiesa in vari momenti dell'anno perché questo ci permette di camminare con la Chiesa e con la storia. Può essere che quest'anno sia particolarmente efficace e ringrazio chi me l'ha regalato, segnalato per offrirlo a tutti come nostra occasione di riflessione per questo ritiro di Quaresima.

Naturalmente ciascuno l'ha già letto o lo leggerà durante il ritiro, io, però vorrei cercare di offrire qualche spunto per contestualizzare questa esortazione: prestiamoci attenzione gli uni gli altri per stimolarci a vicenda nella carità le opere buone, e poi per lanciare qualche suggerimento per la riflessione personale e anche comune. Dopo cena ci fermeremo un momento anche proprio per condividere le nostre riflessioni e per farle convergere in qualche impegno comune.

Ritengo per tutto ovvio per cogliere la densità di questa esortazione inquadrarla nella Lettera agli Ebrei [ii]che può diventare essa stessa oggetto di lettura in queste ore che abbiamo davanti oggi ma anche da qui alla Pasqua.

Dico appena qualcosa per ricordare questa lettera che nella Bibbia è inserita dopo le lettere di Paolo e prima delle lettere cosiddette apostoliche di Pietro, di Giacomo e di Giovanni. Fin dall'antichità, dal quarto secolo, la Chiesa, almeno la cattolica occidentale, è stata unanime nel dire che questa lettera non è di Paolo e ci sono molti motivi che ci portano a questa conclusione. Innanzitutto la lingua e lo stile sono troppo alti ed eleganti per essere di Paolo, da come lo conosciamo dalle altre lettere. L'autore della Lettera agli Ebrei è certamente un ebreo molto colto, di cultura ellenistica cioè una persona che parlava abitualmente greco e che sapeva scrivere molto in maniera elegante ma possiamo dire che non è di Paolo perché manca quella che quella caratteristica di Paolo, saluto iniziale: Io Paolo.

È diverso il modo con cui la lettera agli ebrei cita quello che noi chiamiamo l'Antico Testamento e qui poi si fa riferimento a una traduzione in greco che Paolo non conosceva. Con tutto questo vedremo e lo constateremo anche stasera, è la prospettiva Paolina di questa salvezza che dagli ebrei si apre a tutti, e lo vedremo anche proprio fra poco, e che autore della salvezza è solo Cristo, il corpo di Cristo che è la sintesi di tutto il pensiero di tutte le lettere di Paolo ma anche della Lettera agli Ebrei.

È dunque un autore ebreo di cultura ellenistica che vive nell'ambito di Paolo, che conosce certamente la sua teologia, la sua prospettiva teologica e che si rivolge agli ebrei sparsi, non tanto a Gerusalemme, ma agli ebrei della diaspora. La cosa interessante che ci permetterà di capire meglio il senso del nostro versetto è che dall'insieme della Lettera agli Ebrei possiamo collocarne la data in epoca abbastanza tarda perché si intravede il pericolo della apostasia. Se avete sotto gli occhi il testo di quella citazione indicata dal Papa, capitolo 10, nella edizione della Bibbia di Gerusalemme, che ho sotto gli occhi, il titolo redazionale che precede il versetto 26 è Pericolo dell’ apostasia. Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. Non disertiamo le nostre riunioni, come alcuni hanno l'abitudine di fare, ma esortiamoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore. Vedete che il fervore iniziale si era già raffreddato, l’abitudine di andare a messa tutte le domeniche sta venendo menò, c'era qualcuno che disertava le loro riunioni, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore cioè il tempo passa e come era l'idea della comunità primitiva, si avvicina la fine del mondo con il ritorno del Signore. Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, 27ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovrà divorare i ribelli. Cioè se noi che abbiamo ricevuto la conoscenza della verità, cioè i cristiani illuminati dal Vangelo, dalla fede che addirittura non solo smettono di frequentare le assemblee, le riunioni ma cadono in peccato, dicono non rimane più alcun sacrificio per i peccati ma soltanto una terribile attesa del giudizio.

Questo ci permette di dire che è la Lettera agli Ebrei è rivolta a una concreta comunità cristiana, a una delle varie comunità cristiane che stanno sperimentando questo raffreddamento del fervore iniziale e hanno bisogno di essere esortate alla perseveranza, alla coerenza. Capiamo così quanto Dio sia vicino a noi. Lungo tutta la storia la Chiesa attraversa queste situazioni e proprio la nostra Chiesa occidentale, usando un termine un po' generico, ha bisogno di scuotersi da questo progressivo raffreddamento della vita ecclesiale.

Se l'autore è questo e se la data è questa qual'é il contenuto? Per indicare sinteticamente il contenuto possiamo fare riferimento ad un unico passo, i primi due versetti del capitolo 8 [iii]dove l'autore stesso sottolinea la centralità e dell'affermazione che sta per fare. Leggiamo: Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della Maestà nei cieli, 2 ministro del santuario e della vera tenda, che il Signore, e non un uomo, ha costruito. Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo quindi non possiamo sbagliare. Questo è il cuore, la sintesi di tutta La Lettera agli Ebrei. Noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della Maestà nei cieli, 2ministro del santuario e della vera tenda, che il Signore, e non un uomo, ha costruito. Ecco qui davvero non solo c'è il cuore della Lettera agli Ebrei ma il cuore di tutta la novità cristiana se cerchiamo di coglierlo proprio con i concetti caratteristici di questa lettera.

Noi abbiamo un sommo sacerdote, questo nuovo sommo sacerdote è Gesù. Il vero sommo sacerdote non è quello del Tempio di Gerusalemme ma è Gesù e allora capiamo che questi discorsi sono rivolti ad ebrei che sanno bene chi sia il sommo sacerdote e quale sia il suo ruolo, il suo compito. E lo dice: Ogni sommo sacerdote, infatti, viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anche Gesù abbia qualcosa da offrire. 4Se egli fosse sulla terra, non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni secondo la Legge. 5Questi offrono un culto che è immagine e ombra delle realtà celesti, secondo quanto fu dichiarato da Dio a Mosè, quando stava per costruire la tenda: "Guarda - disse - di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte. E se vedete l'autore della Lettera agli Ebrei, fa riferimento in particolare a quello che un sommo sacerdote ebreo faceva nella grande festa della purificazione quando, nell'unica volta nell'anno, egli entrava nel santuario per aspergerlo di sangue, quel sangue della vittima, dell’ariete immolato, per invocare il perdono dei peccati di tutto il popolo. Ecco che a partire dal sommo sacerdote ebraico quindi dal Vecchio Testamento, la Lettera agli Ebrei ci dice che il sommo sacerdote non è quello ma è Gesù, e poi continua che il tempio non è quello di Gerusalemme ma è quello dei cieli, e quest'ingresso una volta all'anno per aspergere con il sangue dell’ariete immolato non è il sacrificio dell'espiazione, ma è la croce, è il sacrificio della croce, questo sacrificio offerto una volta per sempre che espia i peccati non solo di tutto il popolo ebreo ma dell'umanità intera. Ecco questo è proprio l'annuncio che Lettera agli Ebrei ci rivolge e svolge in tutte le sue parti approfondendo e ritornando su tutte queste idee, facendo del Vecchio Testamento la figura, l'ombra del Nuovo Testamento cioè della verità.

Noi capiamo la verità di Cristo a partire da quell’immagine, da quella figura, dalla profezia dell’Antico Testamento, e questo indica la novità, la novità radicale. Il sacrificio non è più quello di animali ma è il sacrificio di noi stessi. Il culto non sono più le pratiche rituali ma la nostra vita santa. La liturgia non è più soltanto quella che si fa in chiesa, ma è la nostra vita quotidiana. Ecco allora partire da questa novità, che è non solo il rinnovamento del culto precedente ma è la sostituzione, la novità di più nella radicale noi possiamo cogliere questa nuova condizione cristiana nei confronti di Dio e il senso della storia della nostra, della nostra vita personale e della vicenda umana in tutta la sua complessità.

Ecco allora che era inquadrata in questo modo. Vorrei fermarmi sui versetti che precedono l'esortazione del Papa. Sempre qui la Lettera agli Ebrei cap.10, dal versetto 19 in avanti: Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, 20via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, 21e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, 22accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. 23 Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso. Fratelli poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù via nuove evidente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo cioè la sua carne, poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio accostiamoci con cuore sincero nella pienezza della fede con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza, è il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza perché è degno di fede colui che ha promesso. Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. Non disertiamo le nostre riunioni, come alcuni hanno l'abitudine di fare, ma esortiamoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore.

26 Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, 27ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovrà divorare i ribelli.

28Quando qualcuno ha violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. 29Di quanto peggiore castigo pensate che sarà giudicato meritevole chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell'alleanza, dal quale è stato santificato, e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? 30Conosciamo infatti colui che ha detto: A me la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo. 31È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!

32Richiamate alla memoria quei primi giorni: dopo aver ricevuto la luce di Cristo, avete dovuto sopportare una lotta grande e penosa, 33ora esposti pubblicamente a insulti e persecuzioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo. 34Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere derubati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e duraturi. 35Non abbandonate dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa.

Mi fermo solo sui versetti iniziali: Fratelli, dire fratelli vuol dire che ci si rivolge all'interno della comunità cristiana e qui vorrei proprio attrarre la vostra attenzione anche per le riflessioni che vi invito a fare oggi e anche stasera dopo cena.

Al cuore di tutto è la comunità cristiana, questo nucleo di vita ecclesiale, ma non per chiudersi ma perché è necessario che nella comunità cristiana ci esortiamo a vicenda per ravvivare il nostro impegno. Fratelli poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario: ecco quello che sta per dire è conseguenza di questa nuova condizione in cui il cristiano si trova e la nuova condizione è descritta con la libertà di entrare nel santuario. La vecchia condizione era quella in cui era solo il sommo sacerdote una volta all'anno a poter entrare nel santuario, quindi il rapporto con Dio era mediato dal sommo sacerdote ed era un fatto eccezionale. Il cristiano invece ha libero accesso perché il cristiano è nella condizione di figlio amato verso il Padre. In Gesù noi siamo diventati figli, è stata eliminata ogni mediazione, ogni ostacolo, c'è questa piena libertà di accedere all'interno del santuario, nell'intimità con Dio.

Quello che è poi la teoria teologica del sacerdozio dei fedeli. Non c'è più una tribù sacerdotale ma tutti siamo sacerdoti, tutti abbiamo accesso e ancora siamo figli. Allora come conseguenza di questa novità è sempre la vita cristiana se è conseguenza della verità accolta, la morale conseguenza della dogmatica. Se questo è vero allora cosa dobbiamo fare, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario e quest’ accesso all'intimità con Dio, per mezzo del sangue di Gesù, che è la croce, che è il vero ed unico sacrificio gradito a Dio che ha perdonato i peccati del mondo, che ha instaurato il nuovo ordine della realtà. E credo che dobbiamo prendere sempre maggior consapevolezza della novità di cui siamo portatori per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente perché Gesù nella vita è Gesù risorto, Gesù risorto a una nuova vita che ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne. È la carne di Gesù il velo, questo velo, questa tenda che separava il popolo dal santuario, che solo il sommo sacerdote una volta all'anno poteva varcare, e questo velo è la carne di Gesù, è l'incarnazione.

Il superamento di ogni distanza tra l'uomo e Dio avviene nella carne di Gesù. Grazie all’ incarnazione Dio si è unito all'uomo fino ad essere una persona sola, Gesù vero Dio e vero uomo. E’ qui la sorgente di ogni novità. E poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio. Questo è il punto capitale, Gesù come sommo sacerdote, che è nella casa di Dio, è lui all’interno dell’unione trinitaria, è lui che è nella gloria del Padre. Accostiamoci con cuore sincero nella pienezza della fede con cuori purificati da ogni cattiva coscienza. Se leggiamo il Libro del Levitico, impareremo tutte le abluzioni che il sacerdote doveva fare prima di entrare. Doveva lavarsi oppure lavare i vestiti per essere completamente puro. Non è il nostro corpo, non sono i nostri abiti che devono essere lavati ma il cuore che deve essere sincero, il cuore che dev'essere purificato da ogni cattiveria. Continua allora questo trasferimento dalla figura alla verità. Nella pienezza della fede. E’ la fede che ci unisce al popolo ebraico ma che in Gesù raggiunge la sua pienezza, il suo inveramento. È il corpo lavato con acqua pura, l’allusione chiarissima è al battesimo, il corpo lavato non con l'acqua in cui ci laviamo normalmente ma in quest'acqua pura che è il sacramento del battesimo. Dunque se dobbiamo accostarci a questo, manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza.

Mi sembra molto bello perché noi siamo abituati a parlare di professione di fede ed è il credo alla Chiesa e che indichiamo con quest'espressione professione di fede; qui si dice la professione della speranza, che certo è conseguenza di una fede che persevera anche di fronte alle persecuzioni, anche di fronte ai ritardi della storia. A me sembra di poter dire che qui si gioca davvero il futuro della Chiesa, se i cristiani sapranno professare la speranza, sapranno annunciarla al mondo ma sapranno soprattutto viverla, perché il rischio è proprio che venga meno il fervore e questo coincida con un impoverimento della speranza mentre in questa condizione nuova in cui ci troviamo, occorre che manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza perché è degno di fede colui che ha promesso, colui che promesso è Dio e certo egli è il Dio degli ebrei, il Dio che ha promesso la terra ma che ha promesso molto di più con Gesù, ha promesso la salvezza, perché questo è il significato del nome di Gesù, YHWH salva.

La nostra speranza si fonda sulla promessa e sull'affidabilità di chi ci ha fatto la promessa cioè Dio.

Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarsi a vicenda nella carità è nelle opere buone. Siamo arrivati al punto: perché dobbiamo prestare attenzione? Perché il rischio è quello di vacillare nella speranza, è quello di raffreddarci, è quello di non cogliere la novità di cui siamo portatori e di non esercitarla, attuarla. Vorrei qui allora allargare questa esortazione inserendola in quello che la Lettera degli Ebrei ci offre proprio come contesto, la comunità cristiana, e accogliendo proprio il messaggio centrale della lettera che Gesù il sommo sacerdote che ha offerto come vero sacrificio se stesso, Il corpo di Gesù, il sangue di Gesù offerto. Allora vorrei dire cosa significa il corpo di Gesù. All'interno della Lettera degli Ebrei è chiaro il riferimento alla croce, il corpo di Gesù è l'unico vero sacrificio offerto una volta per sempre che ha riconciliato l'umanità intera. Ma continuando soprattutto all'interno della teologia paolina il corpo di Gesù è la Chiesa, il corpo di Gesù siamo noi.

E vorrei fare un terzo ampliamento, che è il corpo, proprio il nostro corpo come lo strumento del vero culto , come quello che ci permette di esercitare il nostro sacerdozio e che diventa il modo concreto con cui possiamo aiutarci gli uni gli altri. Mi sembra che questo sia esattamente il senso della esortazione per stimolarci nella carità e nelle opere buone.

Quali sono le opere buone che dobbiamo compiere e dobbiamo aiutare gli altri a compiere? Il Vangelo ci dà un'indicazione precisa perché fa proprio delle opere buone il criterio definitivo del giudizio. Penso a quella straordinaria pagina del capitolo 25 del Vangelo di Matteo, il giudizio universale: avevo fame e mi aveva dato mi avete dato da mangiare aveva sete mi avete dato da bere e con tutto quello che segue. Sono secondo catechismo le opere di misericordia corporali a cui si devono aggiungere, e anche il Papa lo ricorda, le opere di misericordia spirituali. Vorrei far diventare questo il centro della nostra riflessione perché sono sempre più convinto che queste siano davvero il programma di vita non solo del cristiano ma di tutti gli uomini .

E proprio per la loro definitività, così come ce ne parla il Vangelo in questo testo ma non solo in questo, noi saremo giudicati su queste opere di misericordia e non varrà come scusa il non essercene resi conto, il non aver identificato nel povero il Signore. Ecco vorrei che anche proprio come cuore dell'invito della Quaresima provassimo a metterci di fronte a questa richiesta davvero così semplice e così esigente, il dar da mangiare a chi ha fame, l'accogliere chi è senza casa, il visitare chi è malato o chi è in carcere perché mi sembra di poter dire che davvero siamo molto lontani dal praticare queste opere buone.

Ma, per fare di questo criterio il corpo della nostra azione quaresimale, mi sembra di poter dire che questa pagina del Vangelo di Matteo ci permette di fare quasi una identificazione, cioè amare l'altro non vuol dire solo prendersi cura del corpo dell'altro. Quindi dargli da mangiare, da bere, vestirlo. Certo non basta perché per amarlo occorre non solo una relazione di affetto ma un riconoscimento della dignità e della sua speranza.

Certamente se non pratichiamo queste opere buone rischiamo di vanificare il nostro cristianesimo. Quest'invito a prestare attenzione gli uni agli altri nel messaggio il Papa usa lo stesso verbo usato nella parabola del buon samaritano. Vorrei allora indicarvi anche questo testo dal capitolo 10 del Vangelo secondo Luca come un prezioso riferimento. E’ il samaritano che passando accanto prestò attenzione diversamente dal sacerdote e dal levita. Da questa parabola propria di Luca, che Paolo , che è stato suo compagno di viaggio, convertito da Paolo va ad Antiochia insieme a lui, ha un contenuto identico alla lettera agli ebrei.

Il vero culto non è e quello del sacerdote, del levita ma è quello del samaritano, non è la ritualità del Tempio di Gerusalemme ma farsi carico del corpo piagato di questo uomo assalito dai briganti. Davvero c'è una sintonia totale tra questa parabola e tutta la lettera agli ebrei. E la parabola ci permette di cogliere un punto di forza cioè il samaritano prestò attenzione e ne ebbe compassione; un altro verbo, avere compassione, è interessantissimo, un verbo che in il nuovo testamento ha come soggetto unico Dio. E’ Dio che ha compassione dell'uomo perché là dove questo verbo è usato cha come soggetto l'uomo, ed è nella parabola dei due servi, il servo che era del debitore di 10.000 talenti e che fu condonato perché supplicò il suo padrone ma che uscendo trovò l'altro collega, servo come lui che gli doveva 100 denari e nonostante questo lo supplicava se non ebbe compassione. Anche in italiano il verbo com-patire è per me eccezionale perché dice esattamente il significato cioè patire con ed è il verbo dell’incarnazione. Dio si è fatto uomo per potere compatire, partire con l'uomo, addirittura caricarsi delle sofferenze dell'uomo.

Siamo dunque esortati proprio a prestare attenzione gli uni gli altri e a stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone, queste opere buone che sono le opere di misericordia corporale e di misericordia spirituale e cioè istruire gli ignoranti, consigliare i dubbiosi, consolare gli afflitti, ammonire i peccatori, sopportare i molestie, pregare per i vivi e per i morti sia una splendida elencazione che diventa un progetto di vita personale e comunitario.

E a questo si aggiunge proprio quello che ci aggiunge la lettera agli Ebrei, non disertare le nostre riunioni come alcuni hanno all'abitudine di fare. Le riunioni sono prima di tutto vorrei dire le riunioni eucaristiche ma certamente sono anche i momenti formativi più in generale è la vita della comunità ecclesiale. Per sostenerci vicenda dobbiamo non disertare ma partecipare ed è questa perseveranza che ci permette di ravvivare il fervore iniziale di vivere questa grande novità. E’ proprio partecipando insieme che abbiamo l'occasione di esortarci a vicenda per vivere con consapevolezza la storia. Esortiamoci vicenda tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore. Sapete che la prima comunità cristiana aveva l'idea della cosiddetta parusia, cioè che Gesù risorto sarebbe ritornato in poco tempo, tra pochi anni per dare inizio al suo regno glorioso e che questo avrebbe coinciso con la fine della storia, con la fine del mondo. Poi il tempo è passato ma Gesù non è ancora venuto tanto che qualcuno aveva detto che alla fine non è che fosse tutto vero. Certo non era vera questa idea di un ritorno di Gesù storico nel tempo ma è e rimane vera l'idea sottostante che, indipendente da quello che vediamo e sentiamo tutti i giorni si avvicina il giorno del Signore, cioè la prospettiva della storia è una prospettiva salvifica. E questo è veramente l'annuncio che dobbiamo rivolgere al mondo, cioè il modo con cui vivere la storia. Il tempo che passa non ci fa paura ma anzi ci avvicina al Signore, al suo regno glorioso.

Ecco, soltanto se la Chiesa saprà vivere questa speranza di saper leggere nella storia l’avvicinarsi del giorno del Signore, saprà orientare anche la sua azione e potrà, e per grazia di Dio lo farà, indipendentemente dal fatto che ne saremo più o meno capaci noi, ma sarà rilevante nella storia per questa capacità di orientare la storia per affrontare, per cogliere la venuta del giorno del Signore.

Allora è quello che vogliamo fare proprio vivendo questo tempo di silenzio, di ascolto, proprio perché diventi la premessa per questa attenzione gli uni agli altri, per questa pratica di opere buone che ci permette, di essere significativi per la storia, per sostenere la speranza.


[i] http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/lent/documents/hf_ben-xvi_mes_20111103_lent-2012_it.html

[ii] http://www.bibbiaedu.it/pls/labibbia_new/gestbibbia09.ricerca?libro=Ebrei&capitolo=10&versetto_iniziale=24&versetto_finale=24&parola=&default_vers=+Eb+10,24&layout=5#VER_23

[iii] http://www.bibbiaedu.it/pls/labibbia_new/gestbibbia09.ricerca?libro=Ebrei&capitolo=8&versetto_iniziale=1&versetto_finale=1&parola=&default_vers=Eb+8&layout=5#VER_0


[i] http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/lent/documents/hf_ben-xvi_mes_20111103_lent-2012_it.html

[ii] http://www.bibbiaedu.it/pls/labibbia_new/gestbibbia09.ricerca?libro=Ebrei&capitolo=10&versetto_iniziale=24&versetto_finale=24&parola=&default_vers=+Eb+10,24&layout=5#VER_23

[iii] http://www.bibbiaedu.it/pls/labibbia_new/gestbibbia09.ricerca?libro=Ebrei&capitolo=8&versetto_iniziale=1&versetto_finale=1&parola=&default_vers=Eb+8&layout=5#VER_0

Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Febbraio 2014 18:16
 

Porta Fidei - ANNO DELLA FEDE

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LETTERA APOSTOLICA
IN FORMA DI MOTU PROPRIO

PORTA FIDEI

DEL SOMMO PONTEFICE
BENEDETTO XVI

CON LA QUALE SI INDICE L'ANNO DELLA FEDE

Riferimenti

Testo:  http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/motu_proprio/documents/hf_ben-xvi_motu-proprio_20111011_porta-fidei_it.html

Programma : http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/29382.php?index=29382&po_date=21.06.2012&lang=en

 

1. La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma.Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita.

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Incontro del 23 Febbraio 2012 sull'economia e la crisi economica

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Catechesi giovani/adulti

Incontro su “Crisi economica e ruolo delle banche”

23 febbraio 2012

Trascrizione senza revisione dell'autore

 

 

Introduzione  all'incontro di Mons.Stefano Ottani

Questa sera abbiamo ritenuto opportuno fare una puntata straordinaria e quindi non parleremo di uno dei 10 comandamenti ma della attuale situazione da molti definita di crisi, di crisi economica con una domanda vorrei dire a è decisamente io dico rozza, non da esperto circa la crisi economica e il ruolo delle banche.

A parlarci   abbiamo chiamato due esperti il dottor Paolo Ghiacci e il professor Stefano Mengoli.

Il dottor Ghiacci è un consulente finanziario e sta ristrutturando, rilanciandotutte le molte aziende che sono in crisi, le sta rimettendo in piedi.

Il professor Mengoli è docente di Finanza Aziendale presso la nostra Università.

Prima ancore di precisare la domanda mi permetto di iniziare con una lettura diun brevissimo testo del Vangelo ed offrire due spunti di riflessione poi vilascio prima al filmato di presentazione e alla parola di due esperti.

Leggo dal capitolo 15 secondo Marco che dice così:

Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch'egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo.

Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce, e avvoltolo in un lenzuolo lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

Questo testo mi serve per offrire un'indicazione generalissima della importanza dell'economia nelle esperienze umane, un'importanza così grande che tutto il Vangelo se ne serve per descrivere quella che è la ricchezza vera, la salvezza, il regno di Dio, per farvi capire cosa Gesù è venuto a fare. Gesù stesso ha parlato del suo regno in termini economici perché ha detto che il suo regno è un tesoro nascosto in un campo che uno trovato lo prende tutto, è una perla

preziosa per cui vale la pena spendere tutto. Anche complessivamente l'opera che Gesù è venuto a compiere viene identificata come l'opera della redenzione e la redenzione è un'operazione commerciale, è comperare,redimere, riscattare qualcosa, da cui tutta una serie collegata di concetti fino a parlare del sangue di Gesù come il prezzo della nostra salvezza .

E il vertice di tutto questo mi sembra di poterlo trovare proprio in questo testo che abbiamo letto dove per parlare della resurrezione di Gesù si usa l'istituto economico bancario del deposito a breve termine perché Gesù non viene sepolto ma viene semplicemente deposto perché dopo tre giorni il Padre lo riandrà a prendere.

Allora questo per dire come sono essenziali questi concetti per capire che cosa Dio stesso ha operato.

D'altra parte il Vangelo ci sei arrivo presenta anche l'indicazione opposta a partire dalle beatitudini che iniziano: Beati i poveri, e Luca aggiunge: Guai ai ricchi . E nel Magnificat ad esempio l'opera di Dio è quella che ha rovesciato i potenti e ha mandato i ricchi a mani vuote. È quella che fa dire Gesù: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco vada in paradiso, ora che non è possibile servire Dio e mammona.

Dunque se da una parte la ricchezza indicata come simbolo stesso del regno, la ricchezza è indicata come la contrapposizione diametrale al regno. Ecco io ritengo che questi proprio due elementi queste contraddizioni siano preziosissime per dare a noi cristiani degli strumenti culturali per affrontare anche il senso complessivo dell'economia e della crisi economica come quella che stiamo vivendo.

E arrivo a concludere , perché la domanda sottostante al titolo che abbiamo dato che abbiamo dato a questa discussione crisi economica e il ruolo delle banche è se per uscire dalla crisi attuale sono sufficienti degli aggiustamenti perché c'è stata qualche deviazione come la corruzione, oppure è necessario pensare ad un rinnovamento profondo fino a parlare di un nuovo sistema perché l'attuale sistema economico occidentale, capitalistico o come lo volete chiamare ha il tempo contato.

E aggiungo se queste riflessioni sul nuovo sistema non le fanno i cristiani che sono apprezzati perché non idolatrano la ricchezza e l'economia ma ne fanno vedere l'importanza ma anche la contraddittorietà , chi altro potrà offrire dei criteri nuovi per un nuovo sistema economico che davvero sia al servizio dell'uomo secondo giustizia, che consolidi la pace?

E questo da il motivo della riflessione di tipo catechistico su queste tematiche che partono da una conoscenza della realtà e anche delle dinamiche e che poi si apre davvero anche ad una progettualità che ha nel rinnovamento della nostra vita.

Lascio ora la parola agli interventi dei nostri ospiti, che ringraziamo.

Per l'intervento del professor Mengoli fate riferimento ai due documenti riportati di seguito, e che potete scaricare cliccando sui titoli:

Conoscere la crisi: Suonavano il violino sul Titanic di S.Mengoli, da Tempi,13/11/2008

Finanza creativa: I furbetti dei derivati di S.Mengoli, da Tempi, 10/01/2008

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Febbraio 2014 18:17
 

Catechesi giovani e adulti 2011/2012

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ITINERARIO DI CATECHESI GIOVANI  E ADULTI 2011/2012

Proseguono gli incontri di catechesi pensati per i giovani e gli adulti presso la parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano: "I dieci comandamenti" sono l'argomento di questo nuovo percorso formativo, articolato in tre anni.
Ogni comandamento viene approfondito in tre/quattro incontri (giovedì sera, alle ore 20.45, con cadenza quindicinale) secondo il seguente schema:
  • 1° incontro: introduzione e visione di un episodio del Decalogo, del regista polacco Krzysztof Kieslowski
  • 2° incontro: commento biblico di don Stefano Ottani
  • 3°/4° incontro: attualità con l'intervento di esperti
Cliccare qui per il calendario dei prossimi incontri, gennaio-maggio 2012

Cliccare qui per il calendario degli incontri di ottobre-dicembre 2011
Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Febbraio 2014 18:18
 


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