XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 2 settembre 2018

Martedì 02 Ottobre 2018 09:54 Giuseppe Vaccarino
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XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

2 settembre 2018

Dt 4,1-2.6-8, dal Sal 14, Gc 1,17-18.21b-22.27, Mc 7,1-8.14-15.21-23

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

 

Oggi è la prima domenica di settembre, simbolicamente all'inizio della ripresa. In realtà per il cristiano la domenica è sempre il primo giorno, il primo giorno della settimana, l'inizio del tempo, inizio non solo perché comincia dalla domenica, ma perché è la sorgente da cui attingere la luce che guida.

In che modo la domenica è l'inizio? Perché ascoltiamo la parola del Signore che ci guida, ci insegna qual è la strada su cui camminare e spezziamo quel pane che é il corpo del Signore che ci nutre, che ci rende fratelli, che ci sostiene come cibo e bevanda di salvezza. (continua a leggere)

 

Ogni domenica vogliamo lasciarci guidare dalla parola del Signore e come aiuto sapete che cerchiamo di mettere sull'altare qualche simbolo che ci permetta di capire bene cosa il Signore vuole insegnarci. Non so se riuscite a riconoscerli, ma sono tutti oggetti di rame: catino, brocca, cuccuma e questo perché ne parla oggi il Vangelo che ci dice che gli ebrei prima di mangiare fanno tante abluzioni, puliscono accuratamente tutti gli oggetti di rame e non mangiano se non fanno queste cose. E i farisei e gli scribi venuti da Gerusalemme rimanevano scandalizzati, perché i discepoli di Gesù non facevano tutte queste cose.

 

Sembra un problema per noi superato, ma in realtà è diventato molto attuale per la situazione che stiamo vivendo anche in Italia e ritengo sia davvero molto importante ascoltare quello che oggi il Signore Gesù ci dice. Come dobbiamo mangiare? Ci sono delle tradizioni particolari? Sapete che ci sono altre religioni che danno molta importanza alle regole alimentari. Penso in particolare agli ebrei, anche ai musulmani con cui condividiamo la fede nell'unico Dio. Loro stanno molto attenti nel mangiare: sapete che i musulmani non mangiano carne di maiale, non bevono vino.

Questo perché? Cosa c'entra con la religione? Sono tutte regole sagge che hanno motivazioni più che comprensibili soprattutto nei paesi caldi da cui l'Islam prende origine e il cibo deve essere come loro dicono Helallh: si può comprare solo in certi negozi non in altri. Ancor di più per gli ebrei: il cibo deve essere kosher.

Noi cristiani possiamo mangiare tutto quello che loro ci offrono, ma loro ritengono di non poter mangiare tutto quello che noi offriamo loro e questo identifica a quale religione appartengono. Per noi cristiani quali sono le regole alimentari? Gesù lo dice molto chiaramente, con parole anche piuttosto forti: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Pensano che questo dipenda dalla religione, no! Questi sono precetti di uomini, tradizioni anche apprezzabili. Io ammiro molto come siano scrupolosi ad attenersi a queste regole, ma il cristiano ha una sola regola, anzitutto, che è la libertà.

Il cristiano - dice Gesù - deve mangiare di tutto rendendo grazie a Dio ed è il primo segno che il Vangelo è destinato a tutti i popoli e a tutte le culture e tutto quello che c'è di buono in qualsiasi cultura dà lode a Dio. Non possiamo dire che solo noi sappiamo mangiare bene. No! Tutto quello che c'è di buono, di bello, di giusto è gradito a Dio ed è una gioia condividerlo.

La libertà anche nel metterci a tavola insieme a tutti è il segno dell’universalità della vera salvezza che Gesù è venuto offrire a tutti i popoli della terra.

Ma questo vuol dire non avere nessuna regola? Anzi, abbiamo la regola più importante di tutte ed è che quando ci sediamo a tavola dobbiamo spezzare il pane e condividerlo con chi ha fame. Questo è il comandamento di Dio, questo è l'insegnamento di Gesù. Non ci sono regole di lavarsi le mani, di rifiutare un cibo piuttosto che un altro, la vera regola è sapere che siamo fratelli, figli dell'unico Dio, che proprio come fratelli condividiamo nella fraternità e nella gioia.

Allora capiamo quanto sia attuale questo insegnamento e come tutto questo sia l'esperienza e il dono che noi facciamo ogni volta che veniamo a Messa, ascoltando la sua parola e vorrei dire cantando insieme. È bello ritrovarci senza nessuna distinzione di popolo, di razza, di lingua, di cultura, perché a tutti è destinato il Vangelo, il lieto annuncio della salvezza.

E insieme al Vangelo, il pane della Eucarestia spezzato come ha fatto Gesù perché sia davvero il segno, addirittura quel sacramento che identifica il cristiano, che lo rende riconoscibile. Da che cosa si riconosce che uno è cristiano? Perché spezza il pane e lo condivide.

Ed è questa condivisione il segno della nostra fraternità, l'espressione della fede che Dio è padre di tutti, è la sorgente della pace e della gioia per tutta l'umanità.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Dicembre 2018 17:42